HOME
SCOPI
INIZIATIVE
PERSONE
LA STAMPA
CONTATTI


APPELLO ALLA REGIONE DEL VENETO PER FERMARE IL CONSUMO DI SUOLO AGRICOLO IN VALPOLICELLA - SOTTOSCRITTO DA VENTICINQUE ALTI RAPPRESENTANTI DELLA CULTURA ITALIANA



CONFERENZA STAMPA
23/01/2013 ore 11.40
MUNICIPIO DI VERONA
SALA STAMPA PIANO TERRA
(a sinistra dopo l’ingresso)


Passata da 35.000 a 70.000 abitanti in pochi decenni, la Valpolicella ha subito e sta subendo un processo di banalizzazione che sembra inarrestabile.
Le bellezze naturali, i dolci paesaggi, i piccoli borghi stanno annegando in una negrarizzazione diffusa.
Il paesaggio, l’agricoltura tradizionale con vigneti e uliveti vengono vieppiù compromessi.
Per fermare il processo di degrado urbanistico, agricolo, naturalistico, il W.W.F. assieme a numerose altre associazioni, per salvare quel che resta della Valle, chiede alla Regione del Veneto, di istituire un apposito organismo sovracomunale, cui affidare urbanistica, paesaggio e ambiente naturale, preposto a dare un alt al consumo di ulteriore suolo agricolo a fini edilizi in Valpolicella.
Venticinque alti rappresentanti della CULTURA italiana da docenti universitari come Salvatore Settis - Scuola Normale di Pisa -, a Franco Prodi - Università di Ferrara -, Ilvo Diamanti - Università di Urbino -, all’Accademia dei Georgofili di Firenze, ed altre persone di indubbia fama, hanno fatto proprio e sottoscritto l’appello.


Manuela Formenti
presidente W.W.F. Verona


Illustreranno l’appello:
- Averardo Amadio – presidente onorario W.W.F. Veneto
- Pieralvise Serego Alighieri – presidente Associazione Salvalpolicella
- Giovanni Beghni – presidente Associazione Terra viva
- Giovanni Rizzotti – membro del Comitato Scientifico W.W.F. Verona


Elenco dei firmatari:

Arch. Fulco Pratesi, Presidente onorario W.W.F. Italia
Dr. Gianfranco Bologna, direttore scientifico W.W.F. Italia – Segretario GeneraleAssociazione Aurelio Peccei (Club of Rome)
Arch. Stefano Gazzola, Presidente WWF Veneto – Mestre VE
Prof. Salvatore Settis – Scuola Normale di Pisa
Prof. Ilvo Diamanti, docente di Scienza Politica – Università di Urbino
Prof. Franco Prodi, già docente di Fisica dell’atmosfera – Università di Ferrara
Dr. Vittorio Emiliani, Presidente Comitato per la Bellezza
Prof. Paolo Alghisi, Presidente Accademia dei Georgofili Sezione Nord-Est, Legnaro PD
Dr. Federico Castellucci, Directeur gènèral de l’OIV – Paris
Dr. Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Federdoc – Roma
Dr. Christian Marchesini, Presidente Consorzio tutela vini Valpolicella D.O.C.
Prof. Emanuela Gamberoni, docente di geografia – Università di Verona
Prof. Ugo Sauro, già docente di geografia – Università di Padova
Prof. Alberto Carton, docente geografia – Università di Padova
Prof. Francesco Vallerani, docente geografia Università Cà Foscari – Venezia
Prof. Romano Berardino, docente urbanistica – Università dell’Aquila
Prof. Andrea Filpa, docente progettazione urbanistica – Università di Roma 3
Prof. Gian Maria Varanini – Università di Verona
Prof. Daniela Zumiani, docente di Storia – Università di Verona
Prof. Silvino Salgaro, docente di Geografia - Università di Verona
Dr. Galeazzo Sciarretta, presidente onorario Ass. Italiana Orchidofili Verona
Arch. Domenico Luciani, Presidente Fondazione Benetton Studi e Ricerche – Treviso
Prof. Marco Pasa, Storico – Verona
Prof. Maria Giovanna Braioni, già docente Biologia Università – Padova
Prof. Francesco Butturini, già Preside Liceo classico Maffei – Verona


Ecco l'Appello



Verona 21/01/2013

Al Sig. Presidente della Regione del Veneto
Dr. Luca Zaia

Al Sig. Vicepresidente Dr. Marino Zorzato

e p.c. Al Sig. Presidente della Provincia di Verona
dr. Giovanni Miozzi

e p.c. al Sig. Sindaco del Comune di Negrar

e p.c. al Sig. Sindaco del Comune di San Pietro in Cariano

e p.c. al Sig. Sindaco del Comune di Fumane

e p.c. al Sig. Sindaco del Comune di Marano di Valpolicella

e p.c. al Sig. Sindaco del Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella

e p.c. al Sig. Sindaco del Comune di Pescantina

Loro sedi


Un territorio con dolci colline che raccordano la vicina Lessinia con il solco dell’Adige, coperto in gran parte da un mantello di viti e di ulivi, con ville storiche e residenze padronali emergenti da questo, assieme ai loro parchi e broli, borghi storici fitti di case asserragliate attorno alla chiesa.
Questa, in due parole, era fino a pochi decenni fa la Valpolicella – nel cui territorio ricadono i Comuni di Negrar, S. Pietro in Cariano, Fumane, Marano, Pescantina e Sant’Ambrogio – dove la paziente e sapiente opera di secoli dell’uomo aveva trasformato, senza distruggerlo, l’originario ambiente naturale in un armonioso, prezioso, paesaggio.
Ma in questo territorio in tempi recenti, a soddisfazione delle esigenze di un maggior benessere, si è verificato un repentino e profondo mutamento che ha condotto al sacrificio di molti fertili suoli agricoli ed ha provocato ampie smagliature nel paesaggio.
La Valpolicella si è trasformata. Lunghe teorie di edifici residenziali, artigianali, industriali, legati gli uni agli altri hanno formato un filare, un doppio ed ancor più spesso filare lungo le principali vie storiche, fino a formare, assieme ai villaggi storici, gonfiati in taluni casi a dismisura, un’autentica città diffusa.
Con un peso di ormai 70.000 abitanti rispetto ai 45.000 di qualche decennio addietro.
Una grande cementeria - che pure ha dato lavoro, non lo dimentichiamo, a tante
persone -, finalmente fermata nella sua crescita, borgate senza anima, composte di case che talvolta sembrano seminate come il granturco nel campo - vedi il caso di Montericco, in Comune di Negrar -, periferie come quelle di Sant’Ambrogio, S. Pietro in Cariano, Negrar, specialmente Negrar, Valgatara, meglio identificabili come banali appendici di grandi e sfilacciate città, piuttosto che come dintorni di modesti villaggi da poco usciti da una prevalente ruralità, grandi edifici industriali, come quello della ex carpenteria metallica Lonardi a San Pietro in Cariano - e non è il solo caso -, aree artigianali e commerciali, anche più d’una per Comune, il bubbone maligno della discarica di Cà Filissine: queste le più evidenti testimonianze del cennato processo di trasformazione.
Impossibile da impedire, ma che ha avuto luogo con una disinvolta, miope frammentata pianificazione che non ha saputo tener conto alcuno dei tanti valori e della bellezza di cui era dotato il territorio nel quale andava ad incidere.
E, dopo tutto ciò, va ancora purtroppo considerata la concreta possibilità della trasformazione dell’area industriale ex Lonardi in area residenziale, con nuove centinaia di alloggi da aggiungere alle migliaia di quelli vuoti o invenduti presenti nella Valle, – area che avrebbe potuto essere invece utilizzata per ben più utili fini culturali, sportivi, di rappresentanza –, la minaccia di un allargamento della discarica di Cà Filissine – piuttosto che un progetto per la sua messa in sicurezza -, e quelle della costruzione di un impianto, a San Pietro in Cariano, per produzione di energia da biomasse coltivate altrove e comunque lontano.
Dal disordinato processo sommariamente descritto la Valpolicella è uscita col proprio territorio ridotto e impoverito, col paesaggio guastato, con le ossa rotte cioè.
Ma non si è ancora, fortunatamente, giunti ad un “Valpolicella addio”. La Bellezza residua di questa valle merita ancora un impegno per la sua conservazione. Urge però correre ai ripari.
La Valpolicella ha bisogno, anche approfittando della crisi economica in atto, di un più moderno lungimirante metodo per il governo del suo territorio. Questo deve prediligere, la tutela e la cura dell’ambiente naturale residuo e del paesaggio – autentico irrinunciabile bene comune quest’ultimo -, e l’utilizzo - mediante restauro - del notevole patrimonio edilizio esistente e di aree dismesse, rinunciando da subito alla modalità di usare ancora suoli agricoli per nuovi insediamenti, salvo rarissime eccezioni da individuare con norme precise a soddisfazione di reali ed ecosostenibili necessità.
Ma per ottenere tutto ciò occorre una visione globale dei problemi della Valle, occorre cioè un organismo sovracomunale cui affidare al più presto urbanistica, paesaggio e ambiente naturale, imponendo nel frattempo una moratoria per tutte le iniziative edilizie prive di compatibilità ambientale e paesaggistica, con il prezioso e competente contributo della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali di Verona.
Chiedendo una sollecita risposta ai Sig.ri Presidente e Vicepresidente della Regione del Veneto - a mente anche di loro recenti dichiarazioni pubbliche orientate all’arresto del consumo di suoli a fini edilizi - , e confidando in un loro responsabile intervento, firmano il presente appello e ringraziano per l’attenzione.


Averardo Amadio



W.W.F. Associazione di Verona
Italia Nostra Sezione di Verona
Legambiente Sezione di Verona
L.I.P.U. Sezione di Verona
F.A.I. Delegazione di Verona
Il Carpino
Associazione Salvalpolicella
Associazione Valpolicella 2000
Associazione Terra Viva
Associazione Culturale Nour



Riferimenti:

Averardo Amadio Manuela Formenti
Presidente onorario W.W.F. Veneto Presidente Associazione W.W.F. di Verona
Viale Bixio 15 Viale Risorgimento 10
37126 Verona 37126 Verona
Tel. e Fax 045/8302862 – 045/8302848 Tel. 045/914110
e-mail studio.amadio@fastwebnet.it e-mail verona@wwf.it

lunedì 21 gennaio 2013


Giovedì 13 dicembre 2012
Ore 20.45

Presso la FORESTERIA SEREGO ALIGHIERI
a Gargagnago di Valpolicella
Via Giare 277

Incontro con lo scrittore/drammaturgo






VITALIANO
TREVISAN

che racconta

Veneto delle mie brame

(liberamente tratto dal suo Tristissimi giardini, Ed. Laterza 2010)

Di VITALIANO TREVISAN riportiamo una parte di commento al suo Tristissimi Giardini comparso su La Repubblica. Vi si parla di periferia diffusa vicentina. E noi della Valpolicella, quanto ce la sentiamo appiccicata questa nostra periferia diffusa veronese?


Trevisan è conscio di quanto anche l’ambiente letterario possa essere dannoso alla scrittura stessa. E così, nonostante gli abituali viaggi di lavoro a Roma, l’autore torna alla periferia diffusa vicentina e nell’incongrua ma ormai usuale visione di ulivi sradicati un migliaio di chilometri più a sud ed “esposti lungo una statale del cazzo come la Thiene-Bassano”, trova la spinta per la parte migliore del libro, i capitoli Tristissimi giardini e Frammenti sulla vecchiaia. “I giardini non sono affatto tristi. Non sono nemmeno allegri, ma, a chi vuol guardare, dicono molto sugli esseri umani che li governano.” L’autore ritorna a vivere nella vecchia casa dei genitori ormai defunti. È una casa singola, con un piccolo giardino, ubicata in una delle infinite via Dante italiane, circondata da case simili, costruite negli anni ’60 e abitate da ex operai ottantenni, da vedove che coltivano ancora un piccolo orto, accanto ai nuovi proprietari, famiglie di quarantenni con prole, che hanno ristrutturato le case e incarnano il sogno di una classe media anglosassone. Qui non ci sono progetti, aperitivi per ipotetici soggetti cinematografici, consolazioni cittadine, e neppure la tensione a una vita borghese. Esistono più nitidi i giorni, i segni sui giardini del tempo, e la non appartenenza, inconciliata pur nella vicinanza, diventa l’unica condivisione possibile, il destino della scrittura.




salValpolicella
Tenuta Pule – Via Monga, 9 – 37029 San Pietro in Cariano
salvalpolicella@gmail.com


AVERARDO AMADIO

W.W.F. ASSOCIAZIONE DI VERONA

VALPOLICELLA:
RICERCA DELL’EQUILIBRIO FRA
CONSERVAZIONE DELL’AMBIENTE E DEL PAESAGGIO
E ATTIVITA’ PRODUTTIVE



Il WWF è un’associazione internazionale attiva da quasi 50 anni in Italia, 41 a Verona, in difesa della Natura (flora, fauna, acqua, aria) e promotrice anche a Verona di parchi e riserve naturali (Parco dell’Adige, Baldo, Lessinia, Busatello, Fossa, Bora, Vajo Galina) e di diffusa attività didattica.
E’ quindi comprensibile e dovuto, l’apprezzamento e l’appoggio all’ Associazione Salvalpolicella, che ha avuto l’intuizione, la volontà e la capacità di studiare e proporre alla Regione del Veneto un progetto di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Parco Naturale Regionale in Valpolicella.
Non so se tale progetto sarà approvato, anche se me lo auguro, a conoscenza come sono della proposta di Legge della Regione Veneto di modifica, o meglio di stravolgimento, dell’attuale legge dei Parchi Regionali, la 40/84.
Ma mi preme di parlare, qui, stasera, del movimento che ha condotto alla proposta per l’istituzione del Parco della Valpolicella, sia per l’obiettivo che si era posto, ma anche – e ciò non è secondario – per il fatto che era spontaneo, partiva dalla gente, dal basso, vicino alla terra e della terra della Valpolicella voleva porsi come tutore.
E’stato un movimento popolare che ha portato alla raccolta di 5500 firme di cittadini residenti nella Valle. Sono mancate, l’ho detto altre volte, e mi dispiace ricordarlo 5, o 6 firme importanti, quelle dei sindaci dei comuni.
Tuttavia, dice il W.W.F., non mettiamoli all’indice i sindaci, perchè essi sono l’espressione della volontà popolare della quale solo una parte, sia pur significativa, si era espressa a favore del Parco. Ci sembra utile però riprendere questo argomento, sia pur con poche parole, questa sera, nell’intento di far comprendere, sia ai sindaci che ai cittadini che non hanno firmato, che la proposta di legge non si proponeva di fermare le attività produttive nella Valle, come molti temevano e temono, ma di dare invece regole per conservare il patrimonio di quest’ultima rappresentato dalla ricchezza ambientale, paesaggistica e culturale – che dovremmo considerare inalienabile – pur nel rispetto di ogni attività locale produttiva purchè ecosostenibile.
Certo i sindaci sarebbero potuti essere gli alfieri di questa intrapresa civile, volta al progresso ed alla valorizzazione della Valle. Non si sentano esclusi però: riteniamo anzi che siano sempre attesi.
Ma, mentre la proposta di legge segue il suo faticoso e incerto iter burocratico il WWF ritiene interessante ed utile indugiare ad osservare il territorio che ne è l’oggetto.
La Valpolicella si presenta oggi con un fitto di abitati quasi a raffigurare un grande albero con alcune grandi branche. Venendo così a formare quello che urbanisticamente si è usi denominare come un’autentica città lineare estesa da Parona a Sant’Ambrogio, con diramazioni – queste le branche – nelle valli verso Negrar, Marano,Fumane senza interruzione di continuità – eccetto Marano – ma solo oltre Valgatara –, e con una seconda grossa branca, quasi un secondo tronco che diverge dal primo, esteso dal Nassar a Domegliara ed assimilabile a città lineare anch’esso. I vecchi centri storici sono rimasti come annegati nel mare di nuovi edifici caratterizzati in genere, questi, dalla loro non architettura, e generalmente banali. Racchiuso fra queste cortine edificate, inquinate e avvilite, giace, strangolato, il territorio agricolo e seminaturale della Valpolicella. O, per meglio dire, rinunciando all’enfasi che precede – quel che rimane della Valpolicella, con una popolazione passata, in qualche decennio da 45.000 a 70.000 abitanti fra residenti storici e profughi dalla confinante ed evidentemente non troppo ospitale Verona. E poichè, nonostante la carica dei 5500 gli anni passano, e la marcia verso il degrado non accenna ad arrestarsi appare ormai urgente un’attenta e civile azione di contrasto, il WWF pensa che, per salvare il salvabile, sia il momento, per i cittadini della Valpolicella, anche per quelli che non pensavano al Parco, di riprendere la marcia con rinnovate energie.
E sia permesso, in questo contesto, anche a noi di manifestare qualche idea, di suggerire qualche iniziativa finalizzate alla ricerca di un equilibrio fra le esigenze della conservazione ambientale in senso lato e quelle dell’esercizio delle attività produttive.
Gradiremmo poi discutere con tutti queste proposte, sollecitando critiche e contributi per giungere ad una conclusione intelligente ed accettabile. Ma prima di cominciare a parlarne, non suoni come scandalosa la richiesta di abbattere – metaforicamente – i 6 campanili dei paesi della Valle, per poter esporre alla nostra considerazione ed al nostro sguardo un territorio unitario da osservare e studiare, per individuarne senza pregiudizi le parti meritevoli di attenzione e di tutela, siano esse rappresentate da ambiti e territori chiaramente definiti, che inglobate nell’insieme urbanizzato.
Passiamo quindi ad elencare alcune di queste idee ed al suggerimento di qualche progetto.

- Si crei attorno ad ogni villa storica o comunque di pregio architettonico e al suo parco, giardino, brolo, già dotati per loro natura di caratteristiche ambientali e paesaggistiche di rilievo un’ampia area di rispetto, un’isola che, sommando i propri valori naturali e d’altro genere a quelli delle altre venga a formare un arcipelago, caratterizzato – usando una locuzione usata negli uffici di pianificazione territoriale della Regione del Veneto -, da una elevata naturalità, ed il cui territorio coltivato rimanga destinato stabilmente ed unicamente all’attività primaria, quella agricola, conservando, restaurando o comunque venendo a formare nuclei di biodiversità. Con riguardo però alle eventuali attività produttive ecocompatibili presenti. Aggiungendo a queste aree gli altri luoghi di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e culturale presenti nella valle.
- Si curino poi i letti, le rive e le aree ad esse vicine di tutti i corsi d’acqua – progni, ruscelli, impluvi – al fine di conservarne la biodiversità, ed il paesaggio.

- Si freni l’avanzare della viticoltura verso quote sempre più elevate sui fianchi delle colline ancora boscate, o a prato stabile o a coltivi.
- Si sollecitino i viticultori ad un riesame delle modalità di impiego (qualità, quantità) dei fitofarmaci, pesticidi ed antiparassitari in genere, si incoraggi l’agricoltura biologica, per ridurre il peso dell’inquinamento ed accrescere la qualità e la commerciabilità dei prodotti agricoli. E’ risaputo che in questo campo è avviato un vasto movimento, nel Veneto orientale e nel Friuli, per un cambiamento, reclamato dai cittadini ed anche dai presidi sanitari per ottenere alla fine un miglioramento della qualità dell’aria e dell’acqua, ora compromessa dall’uso diffuso di questi prodotti.
- Si formi una rete di piste ciclabili con funzione turistica e didattica in percorsi che tocchino nuclei storici, ville, cantine, siti archeologici, cave e laboratori delle pietre..
- Si chieda all’ATV di istituire il servizio di trasporto pubblico metropolitano, per ora con autobus a metano, da Verona a Negrar e da Verona a S. Ambrogio, con corse più frequenti delle attuali per incentivare l’uso del mezzo pubblico, lasciando le auto private in garage e ridurre l’inquinamento.
- Si escludano nuove urbanizzazioni negli strumenti urbanistici dei vari comuni sia a fini residenziali che artigianali e industriali, consentendo solo ai residenti storici la costruzione di alloggi, quando ne siano privi, e modesti ampliamenti degli edifici esistenti a servizio delle aziende agricole (cantine, stalle) o di altro genere, ma con attività ecocompatibili. Per l’importanza che qui riveste è d’obbligo porre all’attenzione generale la minaccia che incombe a S. Pietro in Cariano, qui vicino a noi, rappresentata dalla paventata costruzione di centinaia di nuove residenze nell’area delle carpenterie metalliche ex Lonardi.
- Si opponga tutta la Valpolicella a questo progetto, mobilitando Enti pubblici, istituzioni culturali ed operatori privati al fine di destinare questo grande spazio ad un uso diverso ed urbanisticamente ed ambientalmente accettabile. Per non gravare sulla Valpolicella con altri 1000 – 1500 nuovi abitanti negli alloggi costruendi in quell’area. Teniamo conto, per rimanere in tema, che in Valle sono vuoti migliaia di nuovi appartamenti, che presto o tardi verranno però abitati e che quindi la popolazione complessiva è già destinata ad aumentare. La decisione di impedire nuovi insediamenti civili o di altro genere a S. Pietro, a Negrar e negli altri comuni della Valle sarebbe in sintonia con la saggia scelta di dare un alt al consumo del suolo già attuata a Cassinetta di Lugagnano, vicino a Milano, a Cortina d’Ampezzo, a Copannori in Lucchesia, a Firenze, in altri luoghi nelle Marche ed a Friburgo in Germania. Questo elenco è solo parziale. E sono da accogliere con grande favore e, sia permesso di aggiungere, notevole sorpresa, analoghe prese di posizione manifestate in recenti pubblici incontri del governatore del Veneto Luca Zaia, del suo vice Marino Zorzato, e di vari assessori regionali e della provincia di Verona.


Le poche idee espresse fin qui dal W.W.F. non hanno l’ambizione di rappresentare un vero programma, ma solo un incitamento rivolto a chiunque a non rimanere immobile ad osservare la sfacelo che si avvera sotto i suoi occhi per lamentarsene poi.
Quanto proposto si può fare, ma non si fa da solo. Occorre in primo luogo il coraggio di agire in difesa e a tutela dei beni comuni, nel nostro caso l’ambiente naturale, i beni storici, il paesaggio, unito al proposito di avviare in proprio un cambiamento degli stili di vita, dove la sobrietà personale, ed il risparmio di risorse, sia regola di vita. Coinvolgendo poi anche altri, molti altri. Occorre quindi un impulso serio ed una partecipazione costante da parte dei cittadini, di chi li rappresenta politicamente e da parte della Cultura. Escano, dai 5500 firmatari della legge per il Parco, e dalla intera collettività, gruppi di persone in ogni comune della Valle, si riuniscano in un solo grande Comitato nel quale le proteste e le proposte or ora elencate divengano oggetto di discussione e di miglioramento.

- Si formi un corpo di guide turistiche e naturalistiche formato prevalentemente da giovani volonterosi e culturalmente preparati per illustrare ai turisti quanto merita di essere conosciuto di questo territorio, di natura, di storia, di archeologia, di attività produttive – dalla viticoltura, alle cantine alla estrazione e lavorazione della pietra per promuovere turisticamente il territorio, considerando che il turismo in Valpolicella può divenire fonte economica di rilievo.
- Si istituiscano feste dell’uva in uno o più centri
- Si organizzino e si mettano in sistema le sagre dei singoli paesi, si incoraggi la vendita a km zero dell’uva – garganega, molinara, corvinona etc – in luogo di quella, cosiddetta da tavola, che giunge sulle nostre mense dopo 1000 km di autostrada.
- Si mostrino e si commentino gli errori urbanistici e ambientali del passato, come la semina a spaglio delle residenze di Montericco, il proliferare casual delle zone industriali, si parli della contesa ancora aperta fra i sostenitori ed i detrattori della cementeria che ha dato lavoro a centinaia di persone pagato però con la compromissione di rari beni naturalistici, paesaggistici e con l’inquinamento dell’aria, e si pretenda una data certa per la conclusione della sua attività. Lo scampato pericolo dell’ampliamento della cementeria, dell’erezione di camini per la dispersione dei fiumi alti 103 m (15 m più della torre dei Lamberti in piazza Erbe a Verona), della distruzione della collina di Marezzane ci insegni che agendo senza deflettere qualcosa si può ottenere.
- Si mostri e si faccia scuola sul bubbone della discarica di Cà Filissine, senza paura di dire la verità, senza dimenticarne la presenza.
- Si avviino colloqui da parte dei firmatari del programma con i sei Sindaci della valle, chiedendo un loro contributo di idee e di passione per la tutela dei beni comuni del territorio.
- Si esca senza timore dalle trincee dal localismo e ci si affidi alla Cultura, mobilitando a sostegno di un programma da denominare forse “Per una Valpolicella migliore” i molti talenti della Valle, coinvolgendo l’Università, le Scuole, le Associazioni ambientaliste e culturali, organizzando convegni o incontri come quello di questa sera. Per quest’ultimo, ringraziamo i promotori della possibilità di partecipare che ci hanno offerto.

Grazie.


Averardo Amadio

Verona 14/11/2012



Averardo Amadio
presidente onorario
W.W.F. Veneto


Settis nuovamente a Verona
Mercoledì 16 maggio, ore 17
Piazza Nogara,2
Banca Popolare di Verona









VENERDI’ 30 MARZO 2012

Ore 20.45

Presso la FORESTERIA SEREGO ALIGHIERI a Gargagnago
di Sant’Ambrogio di Valpolicella
(ingresso da via Giare, 277)



LUCA MERCALLI


Presenta il suo libro

PREPARIAMOCI

“a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia,
meno abbondanza…e forse più felicità”
(Ed. Chiarelettere, 2011)



Luca Mercalli (Torino, 1966) ha studiato scienze agrarie in Italia e climatologia in Francia, paese al quale deve molto della sua eclettica formazione scientifica e intellettuale. Presiede la Società meteorologica italiana, associazione costituita nel 1865. Ha fondato la rivista «Nimbus», ha pubblicato molti lavori scientifici su clima e ghiacciai e articoli divulgativi su «la Repubblica», «La Stampa», «Donna Moderna» e «Gardenia». Dal 2003 partecipa a Che tempo che fa (Rai3) dove ha introdotto i suoi brevi e incisivi commenti sullo stato del pianeta e della civiltà. Partecipa anche a TG Montagne (Rai2) e ad Ambiente Italia (Rai3). Durante gli ultimi vent’anni ha testimoniato e spiegato la crisi climatica ed energetica in oltre mille conferenze per il grande pubblico e seminari per la scuola e l’università. Fa parte del comitato scientifico di AspoItalia, sezione dell’Association for the Study of Peak Oil and Gas, e del Climate Broadcast Network dell’Unione Europea. Ha pubblicato diversi libri. Tra i più recenti: Le mucche non mangiano cemento (Sms 2004), Filosofia delle nuvole (Rizzoli 2008), Che tempo che farà (Rizzoli 2009) e Viaggi nel tempo che fa (Einaudi 2010). Vive e lavora in Val di Susa, in una piccola casa con orto, alimentata da energia solare.
Nel 2011 ha pubblicato per Chiarelettere il libro "Prepariamoci"

salValpolicella
Tenuta Pule – Via Monga, 9 – 37029 San Pietro in Cariano (Verona)
salvalpolicella@gmail.comwww.salvalpolicella.it




Martedì 24 gennaio 2012
Ore 20.45

Presso la FORESTERIA SEREGO ALIGHIERI a Gargagnago di Valpolicella
Via Giare 277



SALVATORE
SETTIS


Presenta il suo libro
PAESAGGIO COSTITUZIONE CEMENTO
La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile
(Ed. Einaudi, 2010)




Lettera di SalValpolicella a
Luca Zaia




Al Presidente della Regione Veneto
Dott. Luca Zaia

San Pietro in Cariano, 11.11.2011


Illustrissimo Presidente Zaia,
l’Associazione onlus SalValpolicella, i cui associati –amando profondamente la propria terra- sono consapevoli di quanto sia importante proteggerla, tutelarla e valorizzare la sua bellezza, la sua arte, le sue vocazioni a produzioni di grande pregio, si è fatta promotrice di una Proposta di Legge ad iniziativa popolare per l’istituzione del PARCO REGIONALE DELLA VALPOLICELLA.

Purtroppo però questo amore forse non basta per riuscire a sottrarre la nostra terra alla voracità insaziabile di chi su questo bene comune vuole lucrare e mercanteggiare, ora con la cementificazione delle sue bellissime colline, ora con gli sfregi delle cave, ora con le discariche, ora con i coinceneritori.

Abbiamo letto con grande interesse e vivo apprezzamento la sua recente lettera “Care Venete, cari Veneti” pubblicata il 5 novembre 2011 nel suo blog in occasione dei recenti tragici eventi in Liguria. Anche la Valpolicella ha subito, e sta subendo una vera e propria “esondazione”: è stata ed è sommersa dalla assoluta mancanza di rispetto per il suo territorio e per il suo paesaggio!

L’appello a ripensare radicalmente la gestione del territorio della nostra Regione; il Suo richiamo al bene comune e alla necessità di “rifondare il rapporto tra uomo e natura”; l’auspicio a un “nuovo patto che riguardi tutta la comunità”, trovano ampia assonanza con gli obiettivi programmatici che come Associazione SalValpolicella ci avevano spinto a presentare nell’Ottobre 2009 presso gli organi istituzionali della Regione Veneto le poco meno di 6.000 firme di cittadini veneti che accompagnavano la proposta di legge, ben consci che la partecipazione diretta della cittadinanza alla gestione del territorio, alla tutela della salute, all’utilizzo delle risorse non rinnovabili (come la terra), alla protezione, alla cura e alla salvaguardia della sua bellezza da lasciare in eredità alle future generazioni, costituiscono il sale della partecipazione democratica alla vita del nostro Paese.
Anche noi, come Lei, pensiamo che “ciò che paga elettoralmente non coincide con il bene comune”, il paesaggio attuale della Valpolicella ne dà purtroppo triste testimonianza.

Nella Relazione Accompagnatoria alle Norme per l’istituzione del Parco si scrive infatti che il progetto “ha l’obiettivo di tutelare un’area di grande valore ambientale e paesaggistico, che nell’ultimo mezzo secolo è stata oggetto di un processo inarrestabile di urbanizzazione, antropizzazione e congestione, giunto ormai vicino al punto di “non ritorno”. I cittadini che sono fatti promotori del presente progetto di legge sono convinti che solo uno strumento “forte” di pianificazione e tutela del territorio, quale un parco regionale dotato di personalità giuridica, possa porre un freno al consumo ed al degrado del territorio, e possibilmente avviare anche un processo di recupero ambientale e paesaggistico delle aree maggiormente compromesse ed imbruttite”.

Ora, proprio per evitare di essere cancellati da quell’ infausto “terra, in cambio di cemento; spazio, in cambio di capannoni; cura quotidiana e faticosa dell’ambiente, in cambio di apparenti comodità da usare e da consumare in fretta”; fiduciosi di non rimanere inascoltati Le chiediamo di farsi interprete presso gli organi deputati affinché l’iter di approvazione della legge d’istituzione del Parco, purtroppo ad oggi senza alcuna risposta, possa trovare una sua felice quanto rapida approvazione.

Faccia in modo, Signor Presidente, che il cittadino non si senta ancora una volta impotente davanti ai percorsi della politica e che la buona fede che traspare dalla Sua Lettera ai Veneti, non finisca per essere interpretata come la solita “mossa elettorale”, ci dimostri con i fatti che desidera veramente rifondare il rapporto tra i Veneti e la Loro, la Nostra Terra.
Grazie,


Pieralvise di Serego Alighieri
Associazione Onlus
SalValpolicella




Su L'Arena di oggi 9 novembre 2011, commentando alcuni passaggi della lettera di Luca Zaia ai Veneti, GIORGIO MASSIGNAN scrive.


Sono purtroppo cronaca di questi giorni le catastrofi causate da una gestione sconsiderata del territorio, in cui gli interessi economici della speculazione edilizia, supportati da politici conniventi, hanno determinato la tragica situazione attuale.

Il presidente della Regione Luca Zaia potrebbe fare molto in questo senso, per esempio può dare impulso alla definizione del Piano Paesaggistico regionale, così come previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio emanato nel 2004. Tale legge prevede che gli enti locali territoriali adeguino i propri strumenti urbanistici alle previsioni del Piano regionale, che dovrebbe dare le linee generali riguardanti, la gestione e la pianificazione territoriale. Il Codice e la Convenzione europea sul paesaggio richiedono che i piani regionali individuino immobili o aree di notevole interesse pubblico da sottoporre a specifiche misure di salvaguardia. Ma la legislazione nazionale e comunitaria non si limita a questo: i criteri della pianificazione paesaggistica sono estesi a tutto il territorio, alla gestione dei «paesaggi ordinari» e alla riqualificazione delle aree degradate.

Ma mentre il presidente Zaia denuncia che per troppi anni si è ceduto «territorio in cambio di ricchezza; terra, in cambio di cemento; spazio, in cambio di capannoni», facendo chiaramente intendere che sarebbe auspicabile una svolta nella gestione del territorio veneto, l'amministrazione Tosi ha programmato scientificamente il metodo di affidare ai privati e al loro potere economico, la pianificazione del territorio. Anziché considerare il suolo una risorsa sostanzialmente non rinnovabile, un elemento del paesaggio e del patrimonio culturale, come fanno parecchi Stati europei, i nostri amministratori, con il nuovo P.I. firmato da Tosi e Giacino perseverano con il consumo di suolo. Nonostante siano state edificate aree per una città di oltre 400.000 abitanti (Variante generale al P.R.G. del 1975), e vi siano circa 10.000 appartamenti sfitti da utilizzare (secondo l'Istat, circa il 20% del nostro patrimonio edilizio abitativo non è occupato, una quota quattro volte maggiore di quella tedesca), l'assessore Giacino ha ritenuto opportuno destinare nuove aree all'espansione edilizia, per un ipotetico, quanto improbabile, aumento di popolazione di circa 10.000 unità per quinquennio, raggiungendo i 300.000 abitanti nel 2021.

Alle diverse obiezioni risponde che non ha fatto altro che seguire il P.A.T. della precedente amministrazione di centrosinistra, come se quel piano fosse stato il Vangelo. In realtà sia il piano Zanotto-Uboldi che quello Tosi-Giacino, si sono dimostrati più sensibili agli interessi immobiliari che alla tutela delle risorse comuni, considerando il suolo come una piattaforma sempre disponibile a generare rendita. Ancora una volta, non hanno voluto cogliere l'opportunità economica che il rinnovo del patrimonio edilizio esistente avrebbe potuto offrire al settore dell'edilizia. Noi invece ribadiamo che nel rispetto di quanto ha stabilito la Corte Costituzionale, il paesaggio deve ritenersi «un valore primario ed assoluto», che «precede e comunque costituisce un limite agli altri interessi pubblici» (sentenza n. 367 del 2007). E solo poi, alla luce di questi criteri, si dovrebbe decidere rispetto agli interventi puntuali.

Ma per ora non è così. Il Piano degli interventi a Verona è già in via di approvazione. Un piano che prevede, per fare tre esempi significativi, la costituzione di nuovi condomini nell'area antistante la seicentesca Villa Monastero di Parona, di cinque piani residenziali nella zona di San Rocco a Quinzano e che ha accolto il progetto Paque, denominato Porte della Città al Nassar di Parona, a pochi metri dall'Adige. In un'area d'intervento di 72.399 mq è prevista una colata di cemento per costruire 11 fabbricati alti 11 metri con una superficie coperta di 6.780 mq per la residenza e 2 fabbricati sempre di 11 metri, con una cubatura di 24.930 mc per una superficie coperta di 3.110 mq di direzionale e commerciale. Chiediamo al sindaco Tosi e all'assessore Giacino perché non annullano questo pericoloso e inutile progetto, che nella sostanza contraddice anche quanto evidenziato dalle più recenti sentenze della Corte Costituzionale.

* Pres. prov. Italia Nostra
VERONA

Giorgio Massignan*


Zaia parla di "Come rifondare il rapporto tra uomo e natura". Le automobili trasportate come fossero tappi di sughero devono aver fatto colpo anche sul nostro Governatore. Le catastrofi hanno come effetto immediato quello di riproporci degli interrogativi, di capire chi ha sbagliato, dove ha sbagliato e perché lo ha fatto. Poi, passato qualche giorno, riprendono a prevalere le logiche di sempre. In qualche cassetto della Regione Veneto è fermo il progetto relativo al Parco della Valpolicella. Rientra a pieno titolo nell'argomento del "come rifondare il rapporto tra uomo e natura" . Eppure nessuno si dà da fare per trasformarlo da parole a fatti concrreti. Con la giustificazione delle "vacche magrissime". Comunque ecco che cosa ci scrive il nostro Governatore.

Lettera di ZAIA ai Veneti


05/11/2011

Care Venete, cari Veneti


a un anno dalla disastrosa alluvione che ci ha colpito duramente e avendo sotto gli occhi le immagini della tragedia ligure, avverto l'esigenza di condividere con voi alcune riflessioni.
Ovunque in Italia, ma, per quel che ci riguarda anche nella nostra Regione, è necessario recuperare il tempo perduto. Si pensi soltanto che nel nostro Veneto l'ultima grande opera idraulica per difendere il territorio dalle sue acque è degli inizi degli Anni Trenta: poi, ottanta anni di buio.
Lungi da me la volontà di fare un processo al passato: erano altre le priorità, e le filosofie, su cui avevamo fondato il patto sociale.
Con quel che abbiamo passato da un anno a questa parte, dobbiamo cambiare passo.
E, per andare oltre, per non far apparire un impegno politico e amministrativo una ovvietà, occorre anche dirsi qualche verità scomoda. Ad esempio che, con l'attuale assetto normativo, costruire le grandi difese del territorio sarà tutt'altro che facile. Si tratta di condividere con le comunità una serie di grandi progetti, di trovare i finanziamenti, di cercare accordi che consentano gli espropri di ettari e ettari di terreno, di non dimenticarci che su queste aree che potrebbero essere allagate, ci sono abitazioni, che non si potrà più edificare, che si dovrà coltivare in un certo modo e non in un altro, che ci si dovrà, insomma, ricordare per che cosa possono venire utilizzate in caso di emergenza. E poi, va detto che si dovranno utilizzare, in corso d'opera, strumenti legislativi antiquati e farraginosi pensati più per tutelare egoismi che per passare all'azione. E, non ultimo, bisognerà trovare risorse in tempi di vacche magrissime. Il che significa tempi lunghi e battaglie dolorose.
Chi pensi di costringere questa situazione alle esigenze dell'attualità, o è in malafede o si chiama fuori dalla partita. Un esempio per capire le difficoltà legate alla costruzione delle casse di espansione: provate a pensare al tempo necessario per vedere una casa finita, dal tempo in cui la si immagina a quello dell'inaugurazione. Dobbiamo radicare la nostra progettualità, necessaria, alle esigenze della realtà vera. Esattamente ciò che abbiamo fatto nell'anno trascorso dall'alluvione: 250 cantieri per far fronte alla devastazione, tre casse di espansione progettate e finanziate e una decina di altre grandi opere già individuate come priorità.
Di sicuro, un rammarico ce l'ho, in quanto cittadino e in quanto amministratore e riguarda la grande quantità di risorse che non sono state utilizzate per questa primaria esigenza al tempo delle vacche grasse. Oggi, nei giorni in cui tutti si sentono esperti di alluvioni e di difese territoriali conseguenti, vale la pena ricordare che fino a quando il dramma non ci ha schiaffeggiato in prima persona, erano pochi e inascoltati i profeti della prevenzione. Inascoltati dalla politica, perché sovente ciò che paga elettoralmente non coincide con il bene comune.
Inascoltati dalle istituzioni che avevano e hanno l'obbligo della programmazione. Inascoltati dai tecnici che, a diversi livelli di responsabilità, hanno comunque avallato i nostri piani regolatori. Inascoltati dai cittadini, allora, spesso, distanti da tali problemi. Inascoltati dai mille comitati che nascono come funghi quando si vuol mettere mano a qualcosa. Oggi, che abbiamo a disposizione metà dei bilanci di allora, l'errore sociale appare ancora più grave, anche se le responsabilità hanno gradi diversi. Nonostante tutte queste difficoltà, si continuano a erogare servizi, a tenere aperti scuole e ospedali, ad avere treni che corrono e strade che vengono asfaltate: dunque, il rincrescimento delle occasioni perdute è ancora più cocente. Come diceva mio nonno, "chi spende il superfluo, risparmia il necessario".
Se ci vogliamo rimettere in sesto, dobbiamo immaginare il doppio della fatica, avendo a disposizione la metà dei soldi e giocandoci la partita a tempo ormai scaduto. E credo risulti evidente anche che non sto parlando soltanto delle aree che sono andate sott'acqua nel 2010: c'è da chiedersi per esempio che cosa accadrebbe al bacino del Piave di fronte a una riedizione del dramma del '66.

E' tutto il Veneto che dev'essere ripensato. Sapete quanto sia restio a proporre argomenti astratti, ma chi, ragionevolmente può imbarcarsi in un progetto come quello di tentare di mettere in sicurezza il Veneto, senza prima avere un barlume di idea su come rifondare il rapporto tra uomo e natura? La verità è che, per molti anni, abbiamo fatto un cambio che ci pareva giusto: territorio in cambio di ricchezza.

Terra, in cambio di cemento; spazio, in cambio di capannoni; cura quotidiana e faticosa dell'ambiente, in cambio di apparenti comodità da usare e da consumare in fretta. Non ci sono da una parte i "cattivi" e dall'altra gli "innocenti". Tutti dobbiamo diventare corresponsabili delle nostre vite, della nostra casa, della nostra terra, del nostro ambiente, della natura che ci circonda. Una natura con cui abbiamo intessuto, almeno negli ultimi cento anni, un rapporto conflittuale, forti della convinzione che eravamo noi i più forti. Poi, accendi la televisione e guardi le immagini delle auto, che sembrano giocattoli trascinati a valle dai fiumi a cui avevamo imposto un nuovo corso e un nuovo letto perché di quel pezzo di alveo avevamo bisogno magari per tirarci su un condominio che oggi si è sbriciolato. La natura ci circonda e, in ogni istante, cambia. Possiamo pensare di rimanere immuni dal cambiamento? Eppure nei nostri piani regolatori diamo per scontato di essere invincibili di fronte alla forza della natura.
E tra mille anni? O, magari e più realisticamente, fra qualche, che succederà? Questi non sono interrogativi che deve porsi soltanto il pubblico amministratore, perché uno dei principi che regolano il formarsi delle leggi è che esse, le leggi, sono la cristallizzazione di quello che tutti, in qualche modo, viviamo, vogliamo e facciamo. Un duro richiamo che tocca tutti, qualunque sia la latitudine in cui si vive o lo stato sociale che si pensa di avere. Per troppi anni, da questa parte del mondo, ci siamo cullati nell'illusione che la catastrofe, lo tsunami, riguardasse soltanto i poveri del mondo o certe parti del pianeta. E raramente impariamo, forse solo quando lo schiaffo è così pesante che ci costringe a farlo. Pensate al grande esempio che ci arrivò, non nell'età del bronzo, ma appena trent'anni fa dal terremoto del Friuli.
Vecchie case distrutte che sollevarono il tema strutturale della quantità di ferro presente nel cemento, tanto che, con Gemona rasa al suolo, in tanti si sarebbero voluti far fare delle trasfusioni di ferro nelle colonne portanti della propria abitazione. Miracoli della paura. E poi si ricostruì con criteri antisismici, con la prudenza dettata dall'esperienza. Quell'evento trasformò, almeno nei territori virtuosi, il concetto stesso del costruire. Oggi, siamo a un altro bivio della storia. Dobbiamo tornare a progettare, ma senza la superbia dell'uomo moderno, la difesa delle nostre esistenze e delle nostre case.
Il che significa che nessuno può ragionevolmente pensare che, una volta che tutto sia stato riprogettato, rifinanziato e ricostruito, si sia a sicurezza globale. Concetto che nella realtà non esiste, perché la natura è sempre e comunque più forte di noi.
Possiamo farcela. Vogliamo farcela. Dobbiamo farcela. Ma per riuscirci dobbiamo tornare a essere comunità. Nessuno ce la farà da solo, così come nessuno si salva scaricando responsabilità e problemi nel giardino del vicino di casa. Oggi questa regione è pronta ad assumersi responsabilità e oneri.
Ma dietro l'istituzione è necessario un nuovo patto che riguardi tutta la comunità. Innanzitutto, nel pretendere che, come abbiamo fatto assieme ai sindaci del'alluvione, si fissi la prevenzione del rischio idrogeologico come una priorità nazionale e locale diffusa a tutti i livelli, e ci si diano i mezzi, anche finanziari, per affrontarla. In secondo luogo sapendo che ciò comporterà scelte difficili e, qualche volta, impopolari. Infine, convincendosi che, se da soli ci sembra di fare più in fretta, assieme si può andare più lontano.

Luca Zaia, presidente della Regione del Veneto


A causa di gravi motivi di salute il Professor Salvatore Settis non potrà essere in Valpolicella giovedì 20 ottobre.
La presentazione è quindi

RINVIATA

a data da destinarsi.
Ci scusiamo molto per l'inconveniente.

Pieralvise di Serego Alighieri



Salvatore Settis
presenta il suo libro
PAESAGGIO COSTITUZIONE CEMENTO

20 Ottobre 2011
Tenuta Pule - San Pietro in Cariano
ore 20.30


Paesaggio Costituzione Cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile – Salvatore Settis



“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”
.

L’articolo 9 della Costituzione italiana rappresenta il punto di riferimento costante del libro Paesaggio Costituzione Cemento scritto da Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, membro di varie accademie tra cui quelle dei Lincei, di Berlino, di Monaco, ex direttore del Getty Research Institute di Los Angeles e della Scuola Normale di Pisa ed ex presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali. Il saggio di Settis descrive i mutamenti del paesaggio italiano e i significati ad esso associati in Italia e in Europa nel corso dei secoli. L’autore si sofferma soprattutto sul ‘900 e sui primi anni 2000, raccontando le scelte, i provvedimenti e i dibattiti originati da due diverse prospettive sul paesaggio: una che lo valuta come materia di speculazione e di scambio (anche elettorale), l’altra che lo considera invece come un bene comune, una rappresentazione materiale e visibile dell’identità nazionale.

Rifacendosi all’articolo 9 della Costituzione lo studioso denuncia i molti amministratori, imprenditori e politici che hanno con costanza compiuto (e continuano a compiere) atti contrari all’articolo 9, convinti che il territorio sia uno spazio produttivo di cui massimizzare il contributo solo in termini di profitto immediato: le scelte politiche ed economiche sono spesso grette, prive di consapevolezza culturale e sociale, e in più situazioni “la differenza fra Regioni ‘di sinistra’ e Regioni ‘di destra’ non è nel rispetto della Costituzione e delle leggi di tutela, ma nella misura in cui si accetta che esse vengano ignorate e disattese”. Una somiglianza nelle scelte si trova anche tra nord e sud Italia: prendendo due esempi significativi, si vede che in Lombardia nel periodo 1999-2004 il territorio urbanizzato è cresciuto a un tasso di 13 ettari al giorno (“in un anno, le dimensioni di una città come Brescia”), e in Calabria, secondo uno studio della Regione del 2009, su 700 chilometri di coste sono stati stimati 5210 abusi edilizi, in media uno ogni 135 metri.

Di fronte al degrado di ampie zone del nostro territorio Settis esorta i cittadini a reagire, ribaltando la situazione attuale per cui “chi manifesta la propria indignazione viene spesso accolto da commenti infastiditi, accusato di inutile pessimismo, invitato a rassegnarsi e pensare ad altro. È vero il contrario: «sa indignarsi solo chi è capace di speranza» (Seneca)”.
L’indignazione e la speranza devono contribuire a superare luoghi comuni diffusi, rifiutando per esempio le accuse di chi afferma che l’edilizia produce lavoro, mentre la tutela del paesaggio no: le contraddizioni dell’economia del cemento e i danni da essa provocati sono noti; bisogna dunque pensare a un’economia diversa, che rivaluti allevamento e agricoltura di qualità, che recuperi gli edifici abbandonati e che si concentri sulla messa in sicurezza di un territorio afflitto da frane, sismicità, inquinamento delle acque di falda e molti altri problemi.

Settis è convinto che la decisione di agire non possa attendere eventuali salvatori politici che probabilmente non arriveranno. I cittadini devono invece fare ciò che possono in ambito locale, difendendo il territorio, collaborando con associazioni, denunciando gli abusi, creando comitati e, quando necessario, anche adottando azioni legali, muovendosi poi per far emergere il significato generale di questi atti locali: il “paesaggio/territorio/ambiente” non è qualcosa di astratto, è invece il luogo in cui viviamo ogni giorno, e la sua difesa non è un lusso, è una necessità.

Lucio Lorenzi


(Salvatore Settis, Paesaggio Costituzione Cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2010)



Il "bosco" di Villa Verità



"In Valpolicella cresce un nuovo bosco"


"Cosa si incontra quotidianamente attraversando la Valpolicella? I sempre numerosi cantieri per nuovi insediamenti urbani che spesso senza che ve ne sia un reale bisogno vanno ad aumentare l'ormai incontenibile consumo del nostro territorio.

In assoluta controtendenza con tutto ciò, c'è invece chi ha pensato di ripristinare un panorama che purtroppo va scomparendo. Arbizzano, noto in passato per aver contribuito all'affermarsi del neologismo Negrarizzazione, vede oggi davanti ad una delle sue più belle ville venete, la cinquecentesca Villa Verità, la messa a dimora di più di duemila piantine che tra qualche anno andranno a ricomporre quello che fino agli inizi del 1900 doveva essere il paesaggio del luogo.

Grazie infatti all'impegno della proprietà, dopo (sembrerà strano) un lunghissimo iter burocratico, nei giorni scorsi su circa due ettari davanti allo storico edificio è terminato l'impianto di un qualcosa che oggi in Valpolicella può senza dubbio essere definito purtroppo quantomeno insolito.
C'è da augurarsi che a qualcuno venga in mente di seguire l'esempio!"

Sandro Campagnola








organizza per
Giovedì 11 novembre, alle ore 20.45
presso la Tenuta Pule di San Pietro in Cariano





STO CON TE
STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO



Incontro con

DOMENICO FINIGUERRA

sindaco di Cassinetta di Lugagnano, in provincia di Milano, che sta sperimentando il BLOCCO ASSOLUTO al consumo di territorio del suo Comune. Finiguerra è eletto una prima volta nel 2002. Nel 2007 viene riconfermato con 12 punti percentuali in più rispetto al primo mandato. Governa il suo Territorio con evidente soddisfazione di chi in quella terra ci vive.
E’ tra i promotori della campagna e del movimento nazionale “Stop al Consumo di Territorio” che ha preso avvio proprio da Cassinetta di Lugagnano.
Lo abbiamo invitato perché vogliamo farci raccontare come si fa a convincere gli abitanti di un luogo che il progresso e lo sviluppo di un territorio non sono rappresentati solamente da Nuove case, Nuove strade, Nuove gallerie, Nuove Grandi Opere.
Vi aspettiamo numerosi. E, se lo vorranno, aspettiamo naturalmente anche i nostri Amministratori.





Presentazione del libro
sulla Negrarizzazione


Gabriele Fedrigo e Michelangelo Bellinetti

La «negrarizzazione» si ferma con la vigilanza

SAN PIETRO IN CARIANO. Il volume sullo sviluppo edilizio della Valpolicella:
un atto di accusa
La ricetta di Gabriele Fedrigo: contro la deturpazione del paesaggio servono
una «rete di resistenza» e una nuova sensibilità dei cittadini
L'Arena 27/06/2010

Coltivare il bello che è in ciascuno e opporre resistenza. Per dirla con il
melodramma, e citando Turandot, l'imperativo è «Nessun dorma». Sono le
modalità per salvare il salvabile a Negrar e in Valpolicella secondo
Gabriele Fedrigo, autore del libro «Negrarizzazione. Speculazione edilizia,
agonia delle colline e fuga della bellezza» (QuiEdit), presentato in
un'affollata sala di Tenuta Pule, a San Pietro in Cariano, durante una
serata promossa dall'osservatorio SalValpolicella.

È il primo tentativo di narrare, in modo completo ed esaustivo, quanto è
accaduto in quest'angolo veronese nell'ultimo cinquantennio. Secondo il
giornalista Michelangelo Bellinetti, che ha dialogato con l'autore, è un
«libro di responsabilità», scritto per non dimenticare il passato e per
evitare di ricascarci a causa di «ingordigia, non conoscenza e corsa al
profitto», precludendo così il futuro.

Fedrigo, 43 anni, è un cultore della bellezza e uno studioso di prim'ordine.
Nella sua opera ha inserito documentazione fotografica e amministrativa
dettagliata, unendola a pensieri e parole di coraggiosi uomini di cultura
che hanno lottato per difendere il paesaggio. Mica per niente tra le prime
pagine di «Negrarizzazione» si legge: «In memoria di Piero Gazzola, Giuseppe
Silvestri e Eugenio Turri», cioè il soprintendente di Verona che salvò le
Torricelle dall'urbanizzazione selvaggia, il giornalista che scrisse fiumi
d'inchiostro in difesa della sua terra e il geografo impegnato nello studio
e valorizzazione di tanta parte del Veronese.

Ma a Negrar e in Valpolicella, ora che il peggio è accaduto, come guardarsi
dal peggio che potrebbe arrivare? In pratica da ulteriori colate di cemento,
case e strade? «La devastazione è troppa e non ho soluzioni, ma credo in
un'azione di vigilanza», spiega l'autore, nato e vissuto a Negrar e
testimone dello sviluppo edilizio e degli obbrobri cresciuti come funghi
negli ultimi trent'anni. «So di quel che parlo», prosegue, «per difenderci
da questo virus dobbiamo assumerci tutti le nostre responsabilità». Un
invito che è piaciuto ed è stato applaudito dalla platea, composta da
rappresentanti di associazioni culturali, sociali e ambientaliste, ma anche
da tanti cittadini che non vogliono più accettare le decisioni degli
amministratori di turno e non vedono l'ora di far sentire la loro voce di
disappunto.

Fedrigo ha indicato, tra gli scopi del libro, la creazione di una «rete di
resistenza percettiva» che faccia leva su una nuova sensibilità di chi abita
e vive la Valpolicella e sulla voglia di arginare l'onda negrarizzante, «una
deturpazione paesaggistica che mi offende», dice l'autore, «perché diventa
anche una deturpazione cerebrale».

SalValpolicella, che ha tenuto a battesimo l'evento, in fondo è nata in
questo clima che si respira in modo trasversale nei comuni del territorio,
come ricordato dal presidente dell'associazione, Pieralvise Serego
Alighieri.
«La sfida è grande», ammette Fedrigo. Tra le cose che si possono
ancora salvare cita Marezzane e, tra i progetti da ostacolare, i nuovi campi
sportivi di Negrar sotto villa Bertoldi.
Non c'era luogo più azzeccato di Tenuta Pule, circondata da vigneti e
stradine bianche quasi fosse una miracolata, per puntare il dito sul
sostantivo «negrarizzazione» coniato dall'architetto Arturo Sandrini sul
finire degli anni Novanta e divenuto sinonimo di distruzione e scempio delle
colline. Un fenomeno di lungo corso a Negrar, che rischia di allargarsi a
macchia d'olio anche in altri paesi della Valpolicella, dove nuove
lottizzazioni o strade sono già sotto accusa da parte di associazioni e
cittadini. Sperando che la storia, stavolta, non si ripeta.

Camilla Madinelli


Venerdì 25 giugno alle ore 20.30
presso la Tenuta Pule
in Via Monga 9 a San Pietro in Cariano


ospita la presentazione del libro di



Gabriele Fedrigo


NEGRARIZZAZIONE

Speculazione edilizia, agonia delle colline
e fuga della bellezza


Michelangelo Bellinetti ne parla con l'autore

"Una generale mancanza di amore e di rispetto per il paesaggio da parte della classe politica chiamata a gestire il territorio e una diffusa disaffezione della cittadinanza negrarese alla bellezza ricevuta dalle precedenti generazioni, hanno ridotto la conca di Negrar a una propaggine brutalmente urbanizzata e cementizzata della periferia di Verona."

L'intera Valpolicella ormai è da considerare "negrarizzata", violentata negli ultimi trenta anni, ancora tenuta sotto sequestro dalla speculazione edilizia e da amministratori scarsamente dotati di cultura e buon gusto.
Gabriele Fedrigo scoperchia il pentolone. Vi invitiamo a scoprire chi ci è finito dentro.




Informazioni: SalValpolicella Via Monga 9 - 37029 San Pietro in Cariano
salvalpolicella@gmail.com


Parco della Valpolicella
e del Garda Veneto

VENEZIA - Lo hanno fatto per difendere i vigneti e gli uliveti del veronese. Per salvare il verde dalla cementificazione massiccia e dalle speculazioni edilizie che preludono al rischio di pesanti infiltrazioni di capitali mafiosi. E ieri hanno anche annunciato di aver finalmente superato quota cinquemila: il numero di firme già depositate in regione e necessarie per mandare avanti la proposta di legge per l’istituzione dei parchi naturali della Valpolicella e del Garda. Per evitare che il paradiso naturalistico del veronese già provato dall’inarrestabile processo di urbanizzazione diventi una sorta di inferno.

D’altra parte non poteva che essere un erede di Dante, il coordinatore della reta ambientalista della Valpolicella Pieralvise Serego Alighieri, a parlare del purgatorio in cui hanno vissuto le associazioni “che si sono dovute in prima persona sostituire all’inerzia della regione presentando un progetto di legge e raccogliendo le firme”. Il passo successivo dunque dovrebbe essere l’istituzione da parte di Palazzo Balbi di due enti-parco che, in collaborazione con le associazioni ambientaliste della zona che si sono battute per la loro realizzazione, redigeranno un nuovo piano ambientale che andrà a sostituire gli attuali strumenti urbanistici. Ma l’esperienza dell’associanismo veronese (totalmente apolitico e apartitico sottolineano gli organizzatori) un obiettivo l’ha già raggiunto: in Lombardia e in Toscana infatti sono nate due reti di associazioni che vogliono imitare gli ambientalisti scaligeri. A fianco della porzione veneta del parco del Garda dovrebbe nascere anche una porzione lombarda che avrà a Sirmione il suo punto d’incontro.
In questo modo sarà possibile anche ripristinare la aree più compromesse in entrambi i versanti del lago – dice Anna Codognola, coordinatrice della rete gardiana – perché il patrimonio naturale veneto è importante e non deve essere svilito come è stato fatto finora. A Grosseto invece è una rete di associazioni legate ad Alberto Asor Rosa che vuole aumentare le dimensioni del Parco della Maremma avvalendosi della collaborazione di Gianpaolo Bastia che ha già redatto la proposta di legge per i parchi veronesi.

Anche nel nostro caso – spiegano i comitati toscani – si tratta di un’azione apartitica, perché purtroppo sulle grandi opere c’è evidentemente un accordo di massima tra tutte le forze politiche. Per il parco del Garda e del Valpolicella sono stati pochi i sindaci che hanno voluto sottoscrivere la petizione. La maggioranza ha addotto l’annoso problema degli oneri di costruzione, una delle poche fonti di sostegno economico dopo la scure del patto di stabilità, mentre altri vedono nel progetto un attacco diretto alla libertà dei comuni di decidere le pianificazioni edilizie.
Nel caso in cui fosse approvato il disegno di legge presentato dalle associazioni, infatti, gli enti-parco presiederanno alla gestione del territorio di tutti i comuni della Valpolicella e della regione del Garda sottraendo di fatto ai Municipi il potere di edificare.

La delega regionale dei piani regolatori ai singoli comuni si è dimostrata fallimentare perché ha premiato interessi localistici –conclude Bastia-. Non si può procedere all’infinito consumando il territorio. Di villettopoli ce ne sono già abbastanza. Il progetto di legge inoltre non prevede costi esorbitanti per il mantenimento degli enti-parco: la sicurezza e il rispetto delle leggi sarebbero garantite dagli attuali organi di polizia (polizia provinciale, vigili e guardie forestali) e parte degli organismi di controllo degli enti-parco verrebbero delegati proprio alle associazioni di ambientalisti.

Alessio Antonini
Corriere della Sera del 18 ottobre 2009


Abbiamo il piacere di invitarvi alla



CONFERENZA STAMPA



indetta per le ore 13,30 di sabato 17 ottobre – presso il Forte Marghera di Mestre (via Forte Marghera 30), nell’ambito del workshop “Il Veneto che vorrei”.

Nella conferenza stampa i sottoscritti Presidenti dei Comitati organizzatori daranno notizia dell’avvenuto deposito presso l’Ufficio Legislativo della Regione delle circa 6.000 sottoscrizioni di cittadini veneti per le due
Proposte di Legge popolari per la costituzione dei

Parchi regionali

del Garda veneto

e della Valpolicella

. Verrà quindi illustrato il prossimo percorso per l’approvazione dei Progetti di Legge, specie per il confronto politico-istituzionale che dovrà accompagnarlo.

Alla conferenza stampa parteciperà il Professor Alberto Asor Rosa (Presidente Rete dei comitati toscani per la difesa del territorio), che darà notizia del prossimo avvio di una iniziativa analoga nella Regione Toscana.

Per ogni chiarimento potete telefonare ai n. 3392324054 - 3282879113

Vogliate gradire i nostri migliori saluti.


Verona, 15 ottobre 2009



Pieralvise di Serego Alighieri
(Presidente Salvalpolicella)
  Anna Codognola
(Presidente Salviamo Garda)

Quasi 300 firme in poco meno di tre ore l'altra sera a Bure!
Ringraziamo il Parroco Don Francesco per l'appoggio e la
disponibilità, i sigg. Bussola per l'aiuto e il consigliere
Battistella per le autentiche.

Abbiamo superato le 5.000 firme
necessarie alla presentazione
dei 2 progetti di legge d'iniziativa popolare per l'istituzione
dei parchi regionali della Valpolicella e del Garda Veneto!

Inizia ora l'impegnativo iter di richiesta ai Comuni dei
certificati elettorali di ognuno dei firmatari.
Chi si volesse rendere disponibile a dare una mano dia un
segnale via mail.
salvalpolicella@gmail.com


Grazie,


Pieralvise Serego Alighieri
SalValpolicella

www.salvalpolicella.it


Mion : l'ultimo boccone avvelenato

A tre giorni dalle elezioni compare (miracolo) la comunicazione di Mion che la Regione ha approvato i campi sportivi e relativi 13.000 metri quadri di costruzioni davanti a Villa Bertoldi. Il tono è quello della sfida nei confronti di quelli che si sono opposti, ovviamente. A me personalmente (Sandro Campagnola) è apparsa subito una bufala, di quelle che solo i politici sanno inventare e propinare ad hoc.

Il PTRC Regionale così recita.
TITOLO VII
CRESCITA SOCIALE E CULTURALE
Art. 60 Sistemi culturali-territoriali
C) Ville Venete
La Regione d'intesa con l'Ente Regionale Ville Venete, appoggia la costituzione di un sistema culturale diffuso rappresentato dalla rete delle dimore storiche del veneto e favorisce l'elaborazione di strategie finalizzate alla tutela delle stesse, alla salvaguardia dei contesti paesaggistici storicamente connessi, alla promozione della loro conoscenza, al miglioramento della fruizione, allo sviluppo dell'offerta culturale-turistica, alla ricerca e all'incremento delle ricadute sullo sviluppo territoriale del contesto.

Il Presidente di SalValpolicella Pieralvise Serego Alighieri così commenta.

Un altro esempio di come sia considerato oggi in Veneto il patrimonio paesaggistico, storico e achitettonico.
Ci ritroveremo probabilmente con un'altra situazione tipo quella del polo scolastico di San Pietro (vedi www.teladoiolavalpolicella.it ).
E' veramente quantomeno curioso leggere le dichiarazioni del sindaco uscente che ci rassicura sulla "mancanza di impatto" della realizzazione degli impianti sportivi di fronte a villa Bertoldi (non dimentichiamo che oltre ai campi sportivi sono previsti 13.000 mq. di insediamenti a fini residenziali e abitativi. Vedi L'Arena del 23 ottobre 2008). Ed è quantomeno curioso pure che la Regione abbia approvato una simile iniziativa.
A questo punto non resta che sperare in un futuro Sindaco coraggioso che abbia il fegato di stracciare il progetto e dare finalmente un importante segnale di inversione di rotta per quel che concerne la gestione del territorio.
Per tutta la comunità di Negrar sarebbe forse l'ultima occasione di modificare in positivo l'immagine generalizzata del paese, ben rappresentata dal termine "Negrarizzazione" .
Ci auguriamo che i candidati Sindaci di quel comune riflettano e agiscano di conseguenza.

Al ballottaggio la sentenza.


Egregio candidato Sindaco,
l'Associazione ONLUS SalValpolicella intende organizzare un incontro con tutti i candidati sindaci della Valpolicella per conoscere la loro opinione in merito alla proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione del Parco Regionale della Valpolicella:



Parco Regionale della Valpolicella.
Cosa ne pensano i candidati sindaci?

giovedì 28 maggio ore 20.30. Cantina della Tenuta Pule, Via Monga, San Pietro in Cariano.




Considerata l'importanza dell'argomento ci auguriamo averla presente e in attesa di cortese riscontro porgiamo i più
cordiali saluti,



Pieralvise Serego Alighieri
SalValpolicella

www.salvalpolicella.it

     
 

NORME PER L’ISTITUZIONE DEL PARCO REGIONALE DELLA VALPOLICELLA
(vedi intero documento)


Parco della Valpolicella: adesso le firme !

COMUNICATO STAMPA
Oggi 16 marzo sono stati depositati presso l’Ufficio legislativo della Regione Veneto i due Progetti di Legge di iniziativa popolare per la costituzione di due nuovi parchi regionali: il parco della Valpolicella; il parco del Garda veneto e delle colline moreniche. Le iniziative sono state avviate in coordinamento fra le due Associazioni che da tempo si battono per la salvaguardia dei due territori, o meglio di ciò che ne resta dopo decenni di cementificazione ed imbruttimento: “Salvalpolicella”, presieduta da Pieralvise di Serego Alighieri, ed il “Comitato Baldo-Garda”, raggruppante oltre 40 associazioni e comitati dell’area gardesana, che ha incaricato Anna Codognola (di “Salviamo Garda”) di gestire l’iniziativa. Il Gruppo di lavoro tecnico che ha redatto i testi è stato coordinato da Gian Paolo Bastia, presidente dell’associazione “Assolago& rdquo;. I due Progetti di Legge hanno l’obiettivo primario di porre un freno all’inarrestabile consumo di questi due territori, sempre più simili ad una periferia urbana congestionata (in particolare la Valpolicella), o ad una villettopoli di seconde case (lago di Garda).

L’unico strumento che possa avere qualche probabilità di bloccare questo processo consiste nella creazione di un organismo “forte” ed autonomo dagli interessi localistici, quale appunto un Parco regionale, dotato di adeguati poteri di pianificazione territoriale e di intervento, ai cui indirizzi dovranno adeguarsi automaticamente i piani urbanistici vigenti e futuri degli Enti locali dell’area.

Negli organi di governo del Parco saranno rappresentate le associazioni impegnate per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio, la regione e la provincia di Verona, a fianco dei Comuni coinvolti. Particolare rilievo è dato in que sti Progetti di Legge ai programmi di recupero dei contesti particolarmente degradati ed imbruttiti, anche mediante progetti di rinaturalizzazione e ricostruzione che l’Ente Parco dovrà attuare.

Il 28 marzo partirà la campagna di raccolta delle 5.000 sottoscrizioni popolari necessarie per la presentazione definitiva dei Progetti di legge al Consiglio regionale del Veneto, che a norma di Statuto sarà tenuto a prenderli in esame ed a sottoporli a votazione, senza possibilità di accantonarli. Tutti i cittadini del Veneto, sia a titolo individuale che tramite le associazioni ambientaliste e culturali, sono chiamati a dare il loro appoggio all’iniziativa, in primo luogo sottoscrivendo i moduli che saranno a disposizione nei punti di raccolta di prossima attivazione.

Chi volesse offrire la propria collaborazione diretta o avere ulteriori informazioni può inviare un email a: salvalpolicella@gmail.com

Per Salvalpolicella (Pieralvise di Serego Alighieri)

Per Salviamo Garda (Anna Codognola)

seguiranno indicazioni più precise sulle modalità di raccolta delle firme


Riflessioni

Il presidente Pieralvise Serego Alighieri e Sandro Campagnola hanno scritto e riconfermato i loro pareri sulla Valpolicella. Sono coscienti di avere idee lontane anni luce dai "divoratori" della Valpolicella. Eppure insistono; convinti più che mai nella forza delle loro idee.

E' così difficile il pensare al bene del posto in cui si vive? In Valpolicella pare proprio di sì:
in una terra dove per duemila anni nel paesaggio assai poco è cambiato, gli ultimi cinquant'anni hanno portato alla situazione che oggi è davanti agli occhi di tutti: uno sconsiderato assedio a quel che ancora sopravvive dell'autentica Valpolicella.


L'incruenta rivoluzione sociale avvenuta dopo l'ultima guerra ne ha mutato irrimediabilmente l'aspetto e se, considerando la forte spinta data dall'abbandono dell'agricoltura in favore di una nuovo e veloce vento di artigian-industrializzazione, poteva forse essere in qualche modo giustificabile l'agire in tal senso negli anni sessanta, non si può giustificare oggi il continuare su quella rotta . Oggi quando tutto si riferisce all'apparire e "l'immagine" ha assurto un ruolo preponderante, oggi quando non dovrebbe esservi più quella rancorosa  voglia di rivalsa verso il passato, oggi quando tutti noi dovremmo invece guardarci indietro per...veder meglio avanti, si insiste colpevolmente in quella errata direzione, sotto la bandiera di un falso sviluppo che copre spesso miseri e "brevimiranti" interessi di bottega.


Eppure sembrerebbe ovvio aver a cuore il posto in cui si vive, sembrebbe ovvio far in modo di salvaguardarlo, di valorizzarlo, di promuoverlo, di migliorarlo, soprattutto se il posto in cui si vive è ancora, nonostante tutto, uno dei più belli del nostro Paese. Lo sviluppo ed il progresso non devono dissipare, ma valorizzare risorse naturali, storiche, artistiche, sociali e produttive, nel vero interesse dell'intera comunità della Valpolicella. Vale davvero la pena impegnarsi per tutto ciò.

Pieralvise Serego Alighieri

www.salvalpolicella.it
salvalpolicella@gmail.com



Cito nuovamente un breve dialogo dal film I cento passi: “Non ci vuole niente a distruggere la bellezza. Bisognerebbe ricordare alla gente che cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla ...”.

Sulla strada nuova che porta a Molina si sfiora un gruppo di case abbandonate. E’ Manune. Le case sono vecchie, alcune malandate. La tipologia delle costruzioni però è chiarissima. Case di pietra, case costruite col materiale reperito lì dove sono sorte; piccoli cortili anch’essi in pietra, confini delimitati con lastre conficcate nel terreno. C’è qualche proprietario che ha iniziato a rimettere a posto la sua casa. Primo intervento: scivolo in cemento largo tre metri che porta direttamente al... (secondo intervento) garage, la cui apertura occupa un terzo dell’intera facciata. Il tutto (terzo intervento) dipinto di un bel rosa carico.

Se uno non ha idea del valore di un antico borgo e ragiona con i parametri dell’impresucola edile di turno, è evidente cosa ne esce. La questione è molto semplice. Se hai “gusto”, capisci. Se non ce l’hai, non capisci. La sensibilità, il capire che cosa vale un manufatto di trecento anni, un capitello, un confine di pietra, una quercia pluricentenaria, il profilo di una collina, difficilmente la si può insegnare. Qui non parliamo di ville palladiane, di pievi millenarie o di chiostri che hanno una valenza artistica indiscussa. Si parla di tracce di storia, di opere concepite e realizzate dai nostri progenitori, si tratta di leggere il territorio e immaginare come poteva essere; di ricostruire una parte di noi stessi, in fondo.

Se in Toscana, Umbria, Alto Adige riescono a fare delle ristrutturazioni che lasciano intatta l’atmosfera di antichi borghi, perché tutto ciò non è possibile realizzarlo anche in Valpolicella? Perché qui si intonacano pareti in sasso, si dipingono le case di giallo, verde, rosso, si sbrecciano muri per ricavarne un garage? Eppure ci sarebbe solo da copiare. Non c’è niente da inventare. Qui invece si dà peso alla gronda sporgente ottanta centimetri, ai canali di rame, ai muri che ovviamente non sono più a secco, ma sostituiti da pannelli di simil-marogna che sono un’ingiuria alle capacità costruttive dei nostri nonni. Perfettamente allineati in una civiltà dell’apparire, del far credere, del vorrei ma non posso.

E’ una questione di cultura? E’ di sicuro una questione di cultura, di sensibilità, di umiltà nell’osservare quelli che il territorio lo sanno conservare meglio di noi. A tanti è capitato di raggiungere a piedi un maso disperso in un bosco del Trentino o del Tirolo. Due fiori sulle finestre, la legna ordinata sotto la gronda, l’orto ben curato, due pannocchie sulla porta. Piccoli particolari che denotano gusto, il piacere di adornare la propria casa, la soddisfazione nel ricevere i complimenti di chi passa.

Essere finiti in mano alla Pirelli Re, agli speculatori, agli impresari senza gusto e senza scrupoli, significa una sola cosa: ai più va bene costruire Montericco e i piccoli agglomerati che lo emulano a San Floriano, a Bure, a Gargagnago, a Castelrotto. Agli amministratori va bene così. Alle commissioni edilizie va bene così (e come potrebbe essere diversamente, visto da chi sono composte). Agli investitori (società Fiduciarie che mascherano la vera proprietà) va bene così. E al valpolicellese pigro, poco attento e poco propenso a imparare, come va? Va bene così.

Continuerò a difendere il mio punto di vista nonostante sappia di appartenere ad una minoranza. Credo che a noi della Valpolicella serva più umiltà, una migliore conoscenza della nostra storia, un maggior orgoglio nel difendere questo tesoro che è il nostro territorio.

E’ una questione di amore. Solo chi lo conosce sa di cosa parlo.

Sandro Campagnola

www.teladoiolavalpolicella.it
sandro.campagnola@gmail.com


Valpolicella e cemento,
Bondi chiede una relazione

Serego Alighieri: è un segnale di speranza

Corriere della Sera, 2 luglio 2008

Lo scopo del ministro è quello di utilizzare la relazione per valutare future azioni da intraprendere a salvaguardia del territorio.

VERONA - Il processo di salvaguardia della Valpolicella fa un passo avanti. Forse definitivo. Almeno così spera Pieralvise Serego Alighieri, il presidente di SalValpolicella, l'associazione che dal 2006 è impegnata nella tutela del suo territorio, viste le positive notizie che giungono dal ministero della Cultura di Roma. Secondo una nota diffusa dallo stesso dicastero, infatti, il ministro Sandro Bondi ha chiesto al sovrintendente regionale per i beni culturali e paesaggistici, Ugo Soragni, una relazione dettagliata per approfondire il tema del crescente livello di inurbamento della Valpolicella.

Lo scopo del ministro è quello di utilizzare la relazione per valutare future azioni da intraprendere a salvaguardia del territorio della Valpolicella e del suo patrimonio paesaggistico in collaborazione con la Regione e gli altri Enti locali.
Per chi da anni si batte per un territorio bello e fragile come quello della Valpolicella, un sospiro di sollievo e anche la convinzione che l'ultima trasferta fiorentina, avvenuta solo sabato, ha portato ad un impegno formale da parte del Governo.

"Siamo di fronte indubbiamente ad un segno positivo - commenta il presidente Serego Alighieri - un segnale di speranza dopo che il precedente ministro, pur contattato, non ci aveva dato risposte in merito. Adesso si fa più concreta la possibilità di costituire un piano per la salvaguardia della Valpolicella". E il piano, per chi fa parte di SalValpolicella, si declina in un solo modo: parco regionale. L'unico modo che c'è per definire un modello di sviluppo complessivo e uniforme, perché sovracomunale e non legato alle singole amministrazioni locali."Il parco regionale - spiega Serego Alighieri - è lo strumento che permetterà di uscire dal circolo vizioso dei tanti campanili. Grazie al Parco la Valpolicella verrà considerata un territorio unico e non una somma di tante piccole amministrazioni indipendenti". In questo modo si potrà utilizzare una visione di sviluppo e salvaguardia super partes capace di valutare nel suo complesso i bisogni di un'area unitaria".

Ma prima di arrivare alla realizzazione del parco c'è la necessità di redigere la relazione che il ministero ha affidato alla Sovrintendenza regionale. Bondi, anche dai dati presenti nel testo. deciderà quale sarà la soluzione più adatta da intraprendere. "Abbiamo fiducia nelle capacità della Sovrintendenza, ma come sempre rimaniamo propositivi". E soprattutto vigili nei confronti di un territorio che è già stato in parte danneggiato e che per questo va tutelato da ulteriori attacchi e sfregi. Il nodo da sciogliere è sempre lo stesso: quale tipo di sviluppo dare alla Valpolicella. "Il modello fin qui proposto - ribadisce Serego Alighieri - quello che prevede nuovi insediamenti abitativi, nuove strade e nuove aree produttive, chiaramente non è più valido. Il mondo è cambiato e lo sviluppo oggi si può coniugare solo con la parola rispetto. In più la Valpolicella ha la fortuna di aver legato il proprio nome ad un prodotto come il vino che di per sé è una ricchezza. Sarebbe un delitto perdere tutto questo in nome di un'idea di sviluppo miope, determinata da interessi localistici e con il respiro evidentemente corto". Non resta perciò che guardare al nuovo impegno della politica verso la Valpolicella, "tenendo presente - conclude Serego Alighieri - che già in passato sono stati fatti degli errori e che parte di questo territorio è andata perduta

Samuele Nottegar

 
  Cemento in Valpolicella
Interviene il ministro

L'Arena, 02 luglio 2008

IL CASO. Sandro Bondi chiede una relazione urgente al direttore dei Beni culturali del Veneto
Cemento in Valpolicella Interviene il ministro
Contento Serego Alighieri: «In linea col nostro progetto di fare un parco regionale» D’accordo anche la Lega


Giancarla Gallo
Il caso Valpolicella arriva a Roma e per la precisione all’attenzione del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, che ha chiesto al direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Veneto Ugo Soragni «una dettagliata relazione riguardo il crescente inurbamento della Valpolicella, in provincia di Verona».
Soddisfazione è stata espressa dal presidente dell’associazione Salvalpolicella, Pieralvise Serego Alighieri, che vede positivamente l’attenzione e l’interessamento dimostrato dal ministero.
«Molto bene», commenta Serego. «La richiesta di una relazione dettagliata sulla situazione in cui versa la nostra vallata riempita di costruzioni, a scapito della sua vocazione originaria vitivinicola e turistica, risponde alle nostre intenzioni. Spero che sia l’inizio di un nuovo modo di affrontare questo problema e rivalutare la zona, cercando di salvaguardarla dalle speculazioni edilizie selvagge. Soprattutto spero che sia l’inizio di un iter efficace per raggiungere finalmente risultati concreti». L’interesse del ministero, soprattutto, è in linea con l’iniziativa portata avanti da Serego di un Parco regionale della Valpolicella. Si tratta di un progetto di legge di iniziativa popolare presentato di recente a Firenze in un convegno organizzato dalla Rete di comitati per la difesa del territorio, presieduta dal professor Alberto Asor Rosa. «È un grande risultato questo che abbiamo ottenuto, se si pensa che l’associazione Salvalpolicella esiste da solo due anni e mezzo», continua. «Due anni e mezzo in cui abbiamo dovuto lottare spesso contro certe posizioni arroccate e anche farci accettare dalle amministrazioni locali, che ci hanno sempre visto come dei nemici o degli accusatori. La posizione che ha preso il ministero è in linea con quanti hanno a cuore che la Valpolicella mantenga la sua identità con il Parco che sta per nascere; potrebbe proprio essere questo lo strumento per chi ha la responsabilità di amministrare, onde evitare di compiere tutti quegli errori urbanistici commessi in passato, con scelte che ora si vedono essere state dettate da una mancanza di pianificazione a lungo termine. La realizzazione di un Parco della Valpolicella darà una visione complessiv da cui partire per la pianificazione di tutta l’area, superando i campanilismi. La Valpolicella come territorio infatti merita più attenzione».
Anche alcuni esponenti della Lega Nord locale, appoggiandosi al neoeletto in Regione Sandro Sandri, hanno ribadito la necessità di una moratoria di almeno cinque anni in cui non si possono realizzare lottizzazioni in Valpolicella. Da più parti dunque si preme per limitare le costruzioni, che negli ultimi mesi crescono come funghi, basti guardare quante gru si muovono nei cinque comuni storici. Una volta acquisita la relazione regionale richiesta sullo stato della Valpolicella, il ministro, rispondendo anche all’impegno assunto nel corso dell’audizione alla VII Commissione istruzione pubblica e beni culturali del Senato, valuterà le possibili azioni da intraprendere a salvaguardia di questo territorio in collaborazione con la Regione e gli Enti Locali.

 
     
  13 Aprile: l'inizio di una Nuova Era

A due settimane dal voto i nostri uomini (oddio... forse esagero) politici sono occupati a:
- insultarsi
- aumentare le retribuzioni
- aumentare le pensioni
- aumentare le donne nei posti di comando
- risolvere il problema rifiuti a Napoli
- distribuire cannoli in Sicilia
- redistribuire tesoretti
- pensare alle famiglie
- diminuire le tasse
- semplificare le leggi
- appoggiare gli imprenditori
- studiare la battuta più sferzante
- darsi degli idioti ...

che difficilmente qualcuno si ricorderà di temi legati all'ambiente. Alberto Asor Rosa, a nome della Rete dei Comitati per la Salvaguardia dell'Ambiente, ha scritto a questi Signori.
 

 
  Valpolicella, che cosa vuoi fare da grande
 
La tavola rotonda tenuta sabato 1 marzo alla foresteria Serego Alighieri ci ha dato segnali molto positivi. Il tema Identità della Valpolicella esiste. Magari si tratta anche di parlarne di più, di farlo diventare un tema su cui ognuno si senta stimolato a dire la sua. Orgoglio è ancora una parola grossa. Eppure esistono questi meccanismi che ad un certo punto fanno scattare il desiderio di “appartenenza”, il piacere di far parte di un gruppo che la pensa in modo analogo, che condivide alcuni concetti o anche solo punti di vista.
 
Abbiamo molto apprezzato la presenza dei 5 sindaci della Valpolicella. Ad ognuno di loro SalValpolicella ha avanzato, in varie occasioni, critiche anche aspre. Il passo avanti che ci sembra di percepire è questo. Anche gli amministratori hanno avvertito che entità come la nostra hanno come unico intento quello di mantenere questa nostra terra bella, affascinante, attraente, desiderabile; così come i prodotti che produce. I punti di vista sono ovviamente diversi. SalValpolicella fa il suo mestiere di taglio ambientalista, i sindaci devono ascoltare chi li ha eletti e inevitabilmente ci troviamo in disaccordo sul cosa fare. Con una differenza fondamentale. Le nostre armi sono delle semplici idee. Quelle degli amministratori sono i fatti. E i fatti rimangono.


 
Tutti i sindaci hanno dichiarato di essere disponibili ad incontri più frequenti, magari alla presenza di rappresentanti della Provincia o della Regione. SalValpolicella si impegna a contattare le persone che hanno “voce in capitolo” su questi argomenti e a organizzare alcuni incontri dove solo gli addetti ai lavori possano confrontarsi e trarre sempre nuovi stimoli.
 
Per quanto riguarda il “cerchiamo di non vedere solo le cose brutte” suggerito da qualcuno, non possiamo assolutamente condividere. E’ appunto la logica del “ma cosa vuoi che sia una casa in più” che mina la Valpolicella. Anche su un altro argomento non possiamo condividere gli spunti proposti. Se “dobbiamo vivere tutti” significa che le imprese di costruzioni possono continuare a far case secondo logiche di pura speculazione, SalValpolicella pronuncia il suo no fermo e deciso. La Valpolicella non è più terra di conquista. Ci sono mille altri luoghi dove costruire.
 
Una delusione dobbiamo esprimere. Alle Cantine abbiamo spedito inviti specifici e abbiamo rimarcato la presenza di Emilio Pedron  e Sandro Boscaini. Su 40 inviti hanno risposto in 2 o 3. Ci spiace. Evidentemente il sabato pomeriggio sono impegnati nella collocazione degli 8 milioni di bottiglie di Amarone.
 
Grazie ancora a Francesco Monicelli, Gianmaria Tommasi, Emilio Pedron, Sergio Cucini, Sandro Boscaini e, naturalmente, a Giancarla Gallo.
 
Sandro Campagnola
 

 

 

               
               
               

BLOG

Centro di Documentazione
per la Storia della Valpolicella



Premio
Gianfranco Policante
2007

   

il Ministero risponde
venerdì 12 ottobre 2007



Il campo sportivo di Negrar


martedì 17 luglio 2007

Non capita sempre che un disegno di legge, come quello presentato in questi giorni dalla senatrice Loredana De Petris sulla tutela e la valorizzazione del paesaggio rurale, trovi forza e sostegno nelle parole scabre ed essenziali di Andrea Zanzotto quando afferma: “Una volta esistevano i campi di sterminio, oggi siamo allo sterminio dei campi”.

(vedi intero documento)


Documento Amadio - Clementi

mercoledì 9 maggio 2007

È un infittirsi di incontri, dibattiti, scritti sui quotidiani, quello che si verifica dall’inizio del 2006 e che ha per tema la Valpolicella.
Viabilità insufficiente, consumo di territorio preoccupante, inquinamento crescente, squallore edilizio in contrasto con la bellezza dei luoghi e con il valore architettonico di molti siti, sviluppo disarmonico degli insediamenti residenziali ed artigianali, degrado dell’ambiente naturale, 5 campanili in competizione fra loro.
Questo è il quadro che si offre al visitatore della valle, o meglio, di quanto ne rimane, ed a chi voglia riflettere sulle cause che l’hanno generato, e sui possibili rimedi.
Si susseguono appelli, si organizzano Comitati di salvaguardia, si interviene con accorati articoli sui quotidiani (35 volte su “L’Arena” dal Gennaio 2006 ad oggi!) perché è vero, proprio vero che la Valpolicella è in pericolo.



(
vedi intero documento)

 

Il cipresso nella Valpolicella e nel paesaggio veronese: conservazione e valorizzazione

martedì 11 settembre 2007


Valpolicella tra i 20 paesaggi italiani da salvare

lunedì 16 luglio 2007

Dal paradiso delle Cinque Terre, il parco nazionale che si affaccia sull’area protetta della Liguria, all’incantevole costiera amalfitana; dal comprensorio toscano della Val d’Orcia a quello veneto della Valpolicella;

(vedi intero documento)


sabato 5 maggio 2007

Questa mattina, nella sede del Corriere del Veneto di Padova, è nata una struttura che vuole diventare il riferimento di tutte le Associazioni ambientaliste della Regione. Vi possiamo al momento solo anticipare il nome : PAESAGGI VENETI SOS. Al più presto vi forniremo notizie più dettagliate sull'attività della stessa. Il Corriere del Veneto di domani Domenica 6 maggio riporterà notizie sullo spirito dell'iniziativa  e di coloro che hanno accettato di diventarne i Padri Fondatori.

(vedi pagina INIZIATIVE)

   
               
               
               
               
               
     

   


 

   


Il quinto e sesto incontro sono stati spostati ad Ottobre.
Ci scusiamo con quanti intendessero partecipare secondo il calendario originale.


QUINTO INCONTRO
SALVAGUARDIA DELLA VALPOLICELLA: PRATI ARIDI, INCOLTI, MACCHIE BOSCATE, VAJI ... AREE MARGINALI DA RECUPERARE A DESTINAZIONI PRODUTTIVE O PREZIOSI BIOTIPI PER LA VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO ?


SESTO INCONTRO
SALVAGUARDIA DELLA VALPOLICELLA: TRA CITTA' DI VERONA, LESSINIA, MONTE BALDO, LAGO DI GARDA ... COME E PERCHE' UN TURISTA SI DOVREBBE FERMARE IN VALPOLICELLA ?

sede presso:
Tenuta Pule
Via Monga, 9
37029 San Pietro in Cariano
(Verona)

salvalpolicella@gmail.com