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Riportiamo stralci del documento che Alberto Asor Rosa ha presentato alle parti politiche in occasione delle prossime elezioni. SalValpolicella aderisce alla Rete dei Comitati.

LA RETE DEI COMITATI PER LA DIFESA DEL TERRITORIO
SI RIVOLGE ALLE FORZE POLITICHE CHE SI PRESENTANO ALLE PROSSIME CONSULTAZIONI POLITICHE GENERALI PER IL GOVERNO DELL’ITALIA

L’ambiente (il territorio, il paesaggio, i beni culturali, le condizioni della vita, individuale e associata, in tutte le sue forme) rappresenta, in un paese ricchissimo di eredità di ogni tipo ma al tempo stesso fragile e vulnerabile come l’Italia, il bene primario, il problema primario, l’obiettivo primario: il metro di misura, dunque, da cui far discendere la credibilità e sostenibilità dei programmi considerati nel loro complesso (e non viceversa, come solitamente accade).

Prima di entrare nel merito, tuttavia, la Rete sente il bisogno-dovere di salutare l’approvazione del nuovo Codice del Paesaggio, elaborato dalla Commissione coordinata da Salvatore Settis e sostenuto dal Ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli, come un segnale positivo, che inaugura una strada da difendere e rafforzare. Nonostante alcune mitigazioni, seguite al braccio di ferro tra Ministero e Regioni, tale Codice contiene infatti meccanismi chiari e ineludibili di protezione e controllo del paesaggio italiano, sottraendoli al puro arbitrio comunale, provinciale e regionale.

Non è secondario per i comitati affiliati alla Rete rilevare che le battaglie da essi sostenute, dallo scoppio del caso Monticchiello in poi (agosto 2006), sono state alla base del processo che ha portato a tale approvazione. È lecito dubitare che ciò sarebbe accaduto se i Comitati non avessero infuso nuova linfa nel movimento ambientalista italiano.

Modernità e sviluppo
Le parole ‘modernità’ e ‘sviluppo’ ricorrono nei programmi elettorali dei partiti e in molte regioni sono il viatico di politiche che riguardano l’utilizzazione del territorio e delle sue risorse.
Non è modernità, tuttavia, proseguire o addirittura incrementare il consumo dei suoli non edificati a fini speculativi; non è sviluppo la costruzione di seconde, terze, quarte case e villaggi turistici che distruggono il paesaggio, la grande casa comune degli italiani; non è né sviluppo né modernità la proliferazione di centri commerciali che incrementano il traffico automobilistico e innescano nuove urbanizzazioni in località periferiche. In sintesi, non crea ricchezza durevole il consumo di risorse territoriali senza un progetto adeguato alle sfide del nostro tempo.

La Rete dei Comitati propone che tutti i consumi di risorse territoriali, ambientali e paesaggistiche che esulano dalla soddisfazione di bisogni sociali (giovani, immigrati, fasce più povere della popolazione) siano subordinati al riutilizzo e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti, a progetti di sviluppo basati sulla ricerca, la formazione, la produzione di servizi, le tecnologie risparmiatrici di energia.

Dimensione statutaria del paesaggio
La riforma del titolo V della Costituzione è stata interpretata da molte Regioni, la Toscana in testa, come una patente di autonomia dei Comuni, rispetto a qualsiasi direttiva o prescrizione sovraordinata. La tutela del paesaggio è invece un processo che riguarda tutti i livelli istituzionali e, secondo la Convenzione europea del paesaggio, deve vedere come protagoniste le popolazioni: non solo quelle che ‘abitano là’, ma quelle che sentono legami di appartenenza con quel luogo e quel paesaggio, ciò che a volte vuole dire l’intera umanità. L’idea che a decidere siano unicamente residenti del posto e gli interessi economici più immediati, spesso male interpretati, è aberrante e tuttavia viene spacciata come ‘partecipazione’.

La Rete dei Comitati propone che la disciplina di tutela del paesaggio – definita come Pianificazione paesaggistica – sia distinta dalla pianificazione territoriale, anche se a questa organicamente collegata. La tutela del paesaggio deve essere sottratta alla variabilità del piano ed assumere un carattere statutario, di natura costituzionale. Lo statuto del paesaggio, articolato in vari livelli, deve cioè essere considerato un’invariante cioè non modificabile se non mediante procedure particolari in cui sia centrale la partecipazione dei cittadini.

Cementificazione del territorio e consumo di suolo
L’imprenditoria privata è oggi in grado anche nelle Regioni amministrate dai partiti di sinistra, di imporre scelte urbanistiche ambientalmente distruttive e operare una gestione privata del territorio attraverso offerte alle amministrazioni locali che quando non conniventi hanno una ridotta capacità di resistenza a causa del cronico disavanzo finanziario in cui versa l’intero settore degli enti locali.

La Rete dei Comitati chiede, oltre a quanto già esposto – e cioè che dietro ad ogni consumo di suolo vi sia un progetto di reale modernizzazione – di tagliare il cortocircuito perverso per cui i Comuni sopperiscono alle esigenze di bilancio attraverso gli oneri, di costruzione di urbanizzazione, ritornando a quanto era previsto dalla legge 10 del 1977 (la legge Bucalossi).

Partecipazione
Tutti i “punti del programma” precedentemente elencati risulterebbero vani, se non fossero attraversati e modellati da questo: la partecipazione dei cittadini alle scelte di trasformazione del territorio. Una partecipazione che deve andare ben oltre il consenso e la rappresentazione formale, per divenire occasione di consapevolezza, di vertenza, di difesa ed in particolare di progetto e di nuovi rapporti tra amministratori e popolazione, verso una “democrazia territoriale partecipata”.

A questo proposito la Rete dei Comitati ritiene necessario che sia promossa una reale partecipazione dei cittadini, riuniti in associazioni, nonché delle associazioni ambientalistiche, nell’iter di elaborazione dei piani e soprattutto nelle decisioni, sempre più frequenti, che avvengono al di fuori della pianificazione ordinaria, mediante decreti legislativi delegati, o attraverso conferenze di servizi rese di fatto inaccessibili ai cittadini. Analoga partecipazione deve essere prevista nei procedimenti di valutazione (valutazioni di impatto ambientale, verifiche preliminari, valutazioni ambientali integrate ecc.)

L’Ambiente e il Voto
La Rete dei Comitati constata (e lo abbiamo già detto) che nei programmi e nel dibattito pre-elettorale il “grande assente” è l’ambiente: il territorio, il paesaggio, il patrimonio culturale italiano; oppure è ridotto ad un catalogo di genericità e di buone intenzioni (la formula “ambientalismo del fare” sembra preludere purtroppo più a “politiche del fare” che a “politiche dell’ambientalismo”).
La Rete ritiene perciò utile mettere in circolo idee e proposte precise e circostanziate in materia. Chiediamo, per orientarci e orientare, risposte altrettanto precise e circostanziate e a tal fine sollecitiamo la collaborazione degli organi di informazione, nazionali e locali, regionali e locali, al fine di rendere visibile un tale eventuale dibattito.
Le somme, ovviamente, si tireranno nei giorni del voto.

Firenze 26 marzo 2008

 

   
           
           

 
   

sede presso:
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Via Monga, 9
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(Verona)

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