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Settis nuovamente a Verona
Mercoledì
16 maggio, ore 17
Piazza Nogara,2
Banca Popolare di Verona


VENERDI
30 MARZO 2012
Ore 20.45
Presso la FORESTERIA SEREGO ALIGHIERI a Gargagnago
di SantAmbrogio di Valpolicella
(ingresso da via Giare, 277)
LUCA
MERCALLI
Presenta il suo
libro
PREPARIAMOCI
a
vivere in un mondo con meno risorse, meno energia,
meno abbondanza
e forse più felicità
(Ed. Chiarelettere, 2011)
Luca
Mercalli (Torino, 1966) ha studiato scienze agrarie in
Italia e climatologia in Francia, paese al quale deve
molto della sua eclettica formazione scientifica e
intellettuale. Presiede la Società meteorologica
italiana, associazione costituita nel 1865. Ha fondato la
rivista «Nimbus», ha pubblicato molti lavori
scientifici su clima e ghiacciai e articoli divulgativi
su «la Repubblica», «La Stampa», «Donna Moderna» e
«Gardenia». Dal 2003 partecipa a Che tempo che fa
(Rai3) dove ha introdotto i suoi brevi e incisivi
commenti sullo stato del pianeta e della civiltà.
Partecipa anche a TG Montagne (Rai2) e ad Ambiente Italia
(Rai3). Durante gli ultimi ventanni ha testimoniato
e spiegato la crisi climatica ed energetica in oltre
mille conferenze per il grande pubblico e seminari per la
scuola e luniversità. Fa parte del comitato
scientifico di AspoItalia, sezione dellAssociation
for the Study of Peak Oil and Gas, e del Climate
Broadcast Network dellUnione Europea. Ha pubblicato
diversi libri. Tra i più recenti: Le mucche non mangiano
cemento (Sms 2004), Filosofia delle nuvole (Rizzoli
2008), Che tempo che farà (Rizzoli 2009) e Viaggi nel
tempo che fa (Einaudi 2010). Vive e lavora in Val di
Susa, in una piccola casa con orto, alimentata da energia
solare.
Nel 2011 ha pubblicato per Chiarelettere il libro
"Prepariamoci"
salValpolicella
Tenuta Pule Via Monga, 9 37029 San Pietro
in Cariano (Verona)
salvalpolicella@gmail.com www.salvalpolicella.it
Martedì
24 gennaio 2012
Ore 20.45
Presso la FORESTERIA SEREGO ALIGHIERI a Gargagnago di Valpolicella
Via Giare 277
SALVATORE
SETTIS
Presenta il suo libro
PAESAGGIO COSTITUZIONE
CEMENTO
La battaglia per lambiente contro il degrado civile
(Ed. Einaudi, 2010)
Lettera di SalValpolicella a
Luca Zaia
Al Presidente della Regione Veneto
Dott. Luca Zaia
San Pietro in Cariano, 11.11.2011
Illustrissimo Presidente Zaia,
lAssociazione onlus SalValpolicella, i cui
associati amando profondamente la propria terra-
sono consapevoli di quanto sia importante proteggerla,
tutelarla e valorizzare la sua bellezza, la sua arte, le
sue vocazioni a produzioni di grande pregio, si è fatta
promotrice di una Proposta di Legge ad iniziativa
popolare per listituzione del PARCO REGIONALE DELLA
VALPOLICELLA.
Purtroppo però questo amore forse non basta per riuscire
a sottrarre la nostra terra alla voracità insaziabile di
chi su questo bene comune vuole lucrare e mercanteggiare,
ora con la cementificazione delle sue bellissime colline,
ora con gli sfregi delle cave, ora con le discariche, ora
con i coinceneritori.
Abbiamo letto con grande interesse e vivo apprezzamento
la sua recente lettera Care Venete, cari
Veneti pubblicata il 5 novembre 2011 nel suo blog
in occasione dei recenti tragici eventi in Liguria. Anche
la Valpolicella ha subito, e sta subendo una vera e
propria esondazione: è stata ed è sommersa
dalla assoluta mancanza di rispetto per il suo territorio
e per il suo paesaggio!
Lappello a ripensare radicalmente la gestione del
territorio della nostra Regione; il Suo richiamo al bene
comune e alla necessità di rifondare il rapporto
tra uomo e natura; lauspicio a un nuovo
patto che riguardi tutta la comunità, trovano
ampia assonanza con gli obiettivi programmatici che come
Associazione SalValpolicella ci avevano spinto a
presentare nellOttobre 2009 presso gli organi
istituzionali della Regione Veneto le poco meno di 6.000
firme di cittadini veneti che accompagnavano la proposta
di legge, ben consci che la partecipazione diretta della
cittadinanza alla gestione del territorio, alla tutela
della salute, allutilizzo delle risorse non
rinnovabili (come la terra), alla protezione, alla cura e
alla salvaguardia della sua bellezza da lasciare in
eredità alle future generazioni, costituiscono il sale
della partecipazione democratica alla vita del nostro
Paese.
Anche noi, come Lei, pensiamo che ciò che paga
elettoralmente non coincide con il bene comune, il
paesaggio attuale della Valpolicella ne dà purtroppo
triste testimonianza.
Nella Relazione Accompagnatoria alle Norme per
listituzione del Parco si scrive infatti che il
progetto ha lobiettivo di tutelare
unarea di grande valore ambientale e paesaggistico,
che nellultimo mezzo secolo è stata oggetto di un
processo inarrestabile di urbanizzazione, antropizzazione
e congestione, giunto ormai vicino al punto di non
ritorno. I cittadini che sono fatti promotori del
presente progetto di legge sono convinti che solo uno
strumento forte di pianificazione e tutela
del territorio, quale un parco regionale dotato di
personalità giuridica, possa porre un freno al consumo
ed al degrado del territorio, e possibilmente avviare
anche un processo di recupero ambientale e paesaggistico
delle aree maggiormente compromesse ed imbruttite.
Ora, proprio per evitare di essere cancellati da
quell infausto terra, in cambio di cemento;
spazio, in cambio di capannoni; cura quotidiana e
faticosa dellambiente, in cambio di apparenti
comodità da usare e da consumare in fretta;
fiduciosi di non rimanere inascoltati Le chiediamo di
farsi interprete presso gli organi deputati affinché
liter di approvazione della legge
distituzione del Parco, purtroppo ad oggi senza
alcuna risposta, possa trovare una sua felice quanto
rapida approvazione.
Faccia in modo, Signor Presidente, che il cittadino non
si senta ancora una volta impotente davanti ai percorsi
della politica e che la buona fede che traspare dalla Sua
Lettera ai Veneti, non finisca per essere interpretata
come la solita mossa elettorale, ci dimostri
con i fatti che desidera veramente rifondare il rapporto
tra i Veneti e la Loro, la Nostra Terra.
Grazie,
Pieralvise di Serego Alighieri
Associazione Onlus
SalValpolicella
Su L'Arena di oggi 9 novembre 2011, commentando alcuni
passaggi della lettera di Luca Zaia ai Veneti, GIORGIO
MASSIGNAN scrive.

Sono purtroppo cronaca di questi giorni le
catastrofi causate da una gestione sconsiderata del
territorio, in cui gli interessi economici della
speculazione edilizia, supportati da politici conniventi,
hanno determinato la tragica situazione attuale.
Il presidente della Regione Luca Zaia potrebbe fare molto
in questo senso, per esempio può dare impulso alla
definizione del Piano Paesaggistico regionale, così come
previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio
emanato nel 2004. Tale legge prevede che gli enti locali
territoriali adeguino i propri strumenti urbanistici alle
previsioni del Piano regionale, che dovrebbe dare le
linee generali riguardanti, la gestione e la
pianificazione territoriale. Il Codice e la Convenzione
europea sul paesaggio richiedono che i piani regionali
individuino immobili o aree di notevole interesse
pubblico da sottoporre a specifiche misure di
salvaguardia. Ma la legislazione nazionale e comunitaria
non si limita a questo: i criteri della pianificazione
paesaggistica sono estesi a tutto il territorio, alla
gestione dei «paesaggi ordinari» e alla
riqualificazione delle aree degradate.
Ma mentre il presidente Zaia denuncia che per troppi anni
si è ceduto «territorio in cambio di ricchezza; terra,
in cambio di cemento; spazio, in cambio di capannoni»,
facendo chiaramente intendere che sarebbe auspicabile una
svolta nella gestione del territorio veneto,
l'amministrazione Tosi ha programmato scientificamente il
metodo di affidare ai privati e al loro potere economico,
la pianificazione del territorio. Anziché considerare il
suolo una risorsa sostanzialmente non rinnovabile, un
elemento del paesaggio e del patrimonio culturale, come
fanno parecchi Stati europei, i nostri amministratori,
con il nuovo P.I. firmato da Tosi e Giacino perseverano
con il consumo di suolo. Nonostante siano state edificate
aree per una città di oltre 400.000 abitanti (Variante
generale al P.R.G. del 1975), e vi siano circa 10.000
appartamenti sfitti da utilizzare (secondo l'Istat, circa
il 20% del nostro patrimonio edilizio abitativo non è
occupato, una quota quattro volte maggiore di quella
tedesca), l'assessore Giacino ha ritenuto opportuno
destinare nuove aree all'espansione edilizia, per un
ipotetico, quanto improbabile, aumento di popolazione di
circa 10.000 unità per quinquennio, raggiungendo i
300.000 abitanti nel 2021.
Alle diverse obiezioni risponde che non ha fatto altro
che seguire il P.A.T. della precedente amministrazione di
centrosinistra, come se quel piano fosse stato il
Vangelo. In realtà sia il piano Zanotto-Uboldi che
quello Tosi-Giacino, si sono dimostrati più sensibili
agli interessi immobiliari che alla tutela delle risorse
comuni, considerando il suolo come una piattaforma sempre
disponibile a generare rendita. Ancora una volta, non
hanno voluto cogliere l'opportunità economica che il
rinnovo del patrimonio edilizio esistente avrebbe potuto
offrire al settore dell'edilizia. Noi invece ribadiamo
che nel rispetto di quanto ha stabilito la Corte
Costituzionale, il paesaggio deve ritenersi «un valore
primario ed assoluto», che «precede e comunque
costituisce un limite agli altri interessi pubblici»
(sentenza n. 367 del 2007). E solo poi, alla luce di
questi criteri, si dovrebbe decidere rispetto agli
interventi puntuali.
Ma per ora non è così. Il Piano degli interventi a
Verona è già in via di approvazione. Un piano che
prevede, per fare tre esempi significativi, la
costituzione di nuovi condomini nell'area antistante la
seicentesca Villa Monastero di Parona, di cinque piani
residenziali nella zona di San Rocco a Quinzano e che ha
accolto il progetto Paque, denominato Porte della Città
al Nassar di Parona, a pochi metri dall'Adige. In un'area
d'intervento di 72.399 mq è prevista una colata di
cemento per costruire 11 fabbricati alti 11 metri con una
superficie coperta di 6.780 mq per la residenza e 2
fabbricati sempre di 11 metri, con una cubatura di 24.930
mc per una superficie coperta di 3.110 mq di direzionale
e commerciale. Chiediamo al sindaco Tosi e all'assessore
Giacino perché non annullano questo pericoloso e inutile
progetto, che nella sostanza contraddice anche quanto
evidenziato dalle più recenti sentenze della Corte
Costituzionale.
* Pres. prov. Italia Nostra
VERONA
Giorgio Massignan*
Zaia parla di "Come rifondare il
rapporto tra uomo e natura". Le automobili
trasportate come fossero tappi di sughero devono aver
fatto colpo anche sul nostro Governatore. Le catastrofi
hanno come effetto immediato quello di riproporci degli
interrogativi, di capire chi ha sbagliato, dove ha
sbagliato e perché lo ha fatto. Poi, passato qualche
giorno, riprendono a prevalere le logiche di sempre. In
qualche cassetto della Regione Veneto è fermo il
progetto relativo al Parco della
Valpolicella. Rientra a pieno titolo
nell'argomento del "come rifondare il rapporto tra
uomo e natura" . Eppure nessuno si dà da fare per
trasformarlo da parole a fatti concrreti. Con la
giustificazione delle "vacche magrissime".
Comunque ecco che cosa ci scrive il nostro Governatore.
Lettera di ZAIA ai Veneti
05/11/2011
Care Venete, cari Veneti
a un anno dalla disastrosa alluvione che ci ha colpito
duramente e avendo sotto gli occhi le immagini della
tragedia ligure, avverto l'esigenza di condividere con
voi alcune riflessioni.
Ovunque in Italia, ma, per quel che ci riguarda anche
nella nostra Regione, è necessario recuperare il tempo
perduto. Si pensi soltanto che nel nostro Veneto l'ultima
grande opera idraulica per difendere il territorio dalle
sue acque è degli inizi degli Anni Trenta: poi, ottanta
anni di buio.
Lungi da me la volontà di fare un processo al passato:
erano altre le priorità, e le filosofie, su cui avevamo
fondato il patto sociale.
Con quel che abbiamo passato da un anno a questa parte,
dobbiamo cambiare passo.
E, per andare oltre, per non far apparire un impegno
politico e amministrativo una ovvietà, occorre anche
dirsi qualche verità scomoda. Ad esempio che, con
l'attuale assetto normativo, costruire le grandi difese
del territorio sarà tutt'altro che facile. Si tratta di
condividere con le comunità una serie di grandi
progetti, di trovare i finanziamenti, di cercare accordi
che consentano gli espropri di ettari e ettari di
terreno, di non dimenticarci che su queste aree che
potrebbero essere allagate, ci sono abitazioni, che non
si potrà più edificare, che si dovrà coltivare in un
certo modo e non in un altro, che ci si dovrà, insomma,
ricordare per che cosa possono venire utilizzate in caso
di emergenza. E poi, va detto che si dovranno utilizzare,
in corso d'opera, strumenti legislativi antiquati e
farraginosi pensati più per tutelare egoismi che per
passare all'azione. E, non ultimo, bisognerà trovare
risorse in tempi di vacche magrissime. Il che significa
tempi lunghi e battaglie dolorose.
Chi pensi di costringere questa situazione alle esigenze
dell'attualità, o è in malafede o si chiama fuori dalla
partita. Un esempio per capire le difficoltà legate alla
costruzione delle casse di espansione: provate a pensare
al tempo necessario per vedere una casa finita, dal tempo
in cui la si immagina a quello dell'inaugurazione.
Dobbiamo radicare la nostra progettualità, necessaria,
alle esigenze della realtà vera. Esattamente ciò che
abbiamo fatto nell'anno trascorso dall'alluvione: 250
cantieri per far fronte alla devastazione, tre casse di
espansione progettate e finanziate e una decina di altre
grandi opere già individuate come priorità.
Di sicuro, un rammarico ce l'ho, in quanto cittadino e in
quanto amministratore e riguarda la grande quantità di
risorse che non sono state utilizzate per questa primaria
esigenza al tempo delle vacche grasse. Oggi, nei giorni
in cui tutti si sentono esperti di alluvioni e di difese
territoriali conseguenti, vale la pena ricordare che fino
a quando il dramma non ci ha schiaffeggiato in prima
persona, erano pochi e inascoltati i profeti della
prevenzione. Inascoltati dalla politica, perché sovente
ciò che paga elettoralmente non coincide con il bene
comune.
Inascoltati dalle istituzioni che avevano e hanno
l'obbligo della programmazione. Inascoltati dai tecnici
che, a diversi livelli di responsabilità, hanno comunque
avallato i nostri piani regolatori. Inascoltati dai
cittadini, allora, spesso, distanti da tali problemi.
Inascoltati dai mille comitati che nascono come funghi
quando si vuol mettere mano a qualcosa. Oggi, che abbiamo
a disposizione metà dei bilanci di allora, l'errore
sociale appare ancora più grave, anche se le
responsabilità hanno gradi diversi. Nonostante tutte
queste difficoltà, si continuano a erogare servizi, a
tenere aperti scuole e ospedali, ad avere treni che
corrono e strade che vengono asfaltate: dunque, il
rincrescimento delle occasioni perdute è ancora più
cocente. Come diceva mio nonno, "chi spende il
superfluo, risparmia il necessario".
Se ci vogliamo rimettere in sesto, dobbiamo immaginare il
doppio della fatica, avendo a disposizione la metà dei
soldi e giocandoci la partita a tempo ormai scaduto. E
credo risulti evidente anche che non sto parlando
soltanto delle aree che sono andate sott'acqua nel 2010:
c'è da chiedersi per esempio che cosa accadrebbe al
bacino del Piave di fronte a una riedizione del dramma
del '66.
E'
tutto il Veneto che dev'essere ripensato. Sapete quanto
sia restio a proporre argomenti astratti, ma chi,
ragionevolmente può imbarcarsi in un progetto come
quello di tentare di mettere in sicurezza il Veneto,
senza prima avere un barlume di idea su come
rifondare il rapporto tra uomo e natura? La
verità è che, per molti anni, abbiamo fatto un cambio
che ci pareva giusto: territorio in cambio di ricchezza.
Terra, in cambio di cemento; spazio, in cambio di
capannoni; cura quotidiana e faticosa dell'ambiente, in
cambio di apparenti comodità da usare e da consumare in
fretta. Non ci sono da una parte i "cattivi" e
dall'altra gli "innocenti". Tutti dobbiamo
diventare corresponsabili delle nostre vite, della nostra
casa, della nostra terra, del nostro ambiente, della
natura che ci circonda. Una natura con cui abbiamo
intessuto, almeno negli ultimi cento anni, un rapporto
conflittuale, forti della convinzione che eravamo noi i
più forti. Poi, accendi la televisione e guardi le
immagini delle auto, che sembrano giocattoli trascinati a
valle dai fiumi a cui avevamo imposto un nuovo corso e un
nuovo letto perché di quel pezzo di alveo avevamo
bisogno magari per tirarci su un condominio che oggi si
è sbriciolato. La natura ci circonda e, in ogni istante,
cambia. Possiamo pensare di rimanere immuni dal
cambiamento? Eppure nei nostri piani regolatori diamo per
scontato di essere invincibili di fronte alla forza della
natura.
E tra mille anni? O, magari e più realisticamente, fra
qualche, che succederà? Questi non sono interrogativi
che deve porsi soltanto il pubblico amministratore,
perché uno dei principi che regolano il formarsi delle
leggi è che esse, le leggi, sono la cristallizzazione di
quello che tutti, in qualche modo, viviamo, vogliamo e
facciamo. Un duro richiamo che tocca tutti, qualunque sia
la latitudine in cui si vive o lo stato sociale che si
pensa di avere. Per troppi anni, da questa parte del
mondo, ci siamo cullati nell'illusione che la catastrofe,
lo tsunami, riguardasse soltanto i poveri del mondo o
certe parti del pianeta. E raramente impariamo, forse
solo quando lo schiaffo è così pesante che ci costringe
a farlo. Pensate al grande esempio che ci arrivò, non
nell'età del bronzo, ma appena trent'anni fa dal
terremoto del Friuli.
Vecchie case distrutte che sollevarono il tema
strutturale della quantità di ferro presente nel
cemento, tanto che, con Gemona rasa al suolo, in tanti si
sarebbero voluti far fare delle trasfusioni di ferro
nelle colonne portanti della propria abitazione. Miracoli
della paura. E poi si ricostruì con criteri antisismici,
con la prudenza dettata dall'esperienza. Quell'evento
trasformò, almeno nei territori virtuosi, il concetto
stesso del costruire. Oggi, siamo a un altro bivio della
storia. Dobbiamo tornare a progettare, ma senza la
superbia dell'uomo moderno, la difesa delle nostre
esistenze e delle nostre case.
Il che significa che nessuno può ragionevolmente pensare
che, una volta che tutto sia stato riprogettato,
rifinanziato e ricostruito, si sia a sicurezza globale.
Concetto che nella realtà non esiste, perché la natura
è sempre e comunque più forte di noi.
Possiamo farcela. Vogliamo farcela. Dobbiamo farcela. Ma
per riuscirci dobbiamo tornare a essere comunità.
Nessuno ce la farà da solo, così come nessuno si salva
scaricando responsabilità e problemi nel giardino del
vicino di casa. Oggi questa regione è pronta ad
assumersi responsabilità e oneri.
Ma dietro l'istituzione è necessario un nuovo patto che
riguardi tutta la comunità. Innanzitutto, nel pretendere
che, come abbiamo fatto assieme ai sindaci del'alluvione,
si fissi la prevenzione del rischio idrogeologico come
una priorità nazionale e locale diffusa a tutti i
livelli, e ci si diano i mezzi, anche finanziari, per
affrontarla. In secondo luogo sapendo che ciò
comporterà scelte difficili e, qualche volta,
impopolari. Infine, convincendosi che, se da soli ci
sembra di fare più in fretta, assieme si può andare
più lontano.
Luca Zaia, presidente della Regione del Veneto
A causa di gravi motivi di salute il
Professor Salvatore Settis non potrà essere in
Valpolicella giovedì 20 ottobre.
La presentazione è quindi
RINVIATA
a data da destinarsi.
Ci scusiamo molto per l'inconveniente.
Pieralvise
di Serego Alighieri
Salvatore Settis
presenta il suo libro
PAESAGGIO
COSTITUZIONE CEMENTO
20 Ottobre 2011
Tenuta Pule - San Pietro in Cariano
ore 20.30

Paesaggio Costituzione Cemento. La battaglia per
lambiente contro il degrado civile Salvatore
Settis
La Repubblica promuove lo sviluppo della
cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico
della Nazione.
Larticolo 9 della Costituzione italiana rappresenta
il punto di riferimento costante del libro Paesaggio
Costituzione Cemento scritto da Salvatore Settis,
archeologo e storico dellarte, membro di varie
accademie tra cui quelle dei Lincei, di Berlino, di
Monaco, ex direttore del Getty Research Institute di Los
Angeles e della Scuola Normale di Pisa ed ex presidente
del Consiglio Superiore dei Beni Culturali. Il saggio di
Settis descrive i mutamenti del paesaggio italiano e i
significati ad esso associati in Italia e in Europa nel
corso dei secoli. Lautore si sofferma soprattutto
sul 900 e sui primi anni 2000, raccontando le
scelte, i provvedimenti e i dibattiti originati da due
diverse prospettive sul paesaggio: una che lo valuta come
materia di speculazione e di scambio (anche elettorale),
laltra che lo considera invece come un bene comune,
una rappresentazione materiale e visibile
dellidentità nazionale.
Rifacendosi allarticolo 9 della Costituzione lo
studioso denuncia i molti amministratori,
imprenditori e politici
che hanno con costanza compiuto (e continuano a compiere)
atti contrari allarticolo 9, convinti che il
territorio sia uno spazio produttivo di cui massimizzare
il contributo solo in termini di profitto immediato: le
scelte politiche ed economiche sono spesso grette, prive
di consapevolezza culturale e sociale, e in più
situazioni la differenza fra Regioni di
sinistra e Regioni di destra non è nel
rispetto della Costituzione e delle leggi di tutela, ma
nella misura in cui si accetta che esse vengano ignorate
e disattese. Una somiglianza nelle scelte
si trova anche tra nord e sud Italia: prendendo due
esempi significativi, si vede che in Lombardia nel
periodo 1999-2004 il territorio urbanizzato è cresciuto
a un tasso di 13 ettari al giorno (in un anno, le
dimensioni di una città come Brescia), e in
Calabria, secondo uno studio della Regione del 2009, su
700 chilometri di coste sono stati stimati 5210 abusi
edilizi, in media uno ogni 135 metri.
Di fronte al degrado di ampie zone del nostro territorio
Settis esorta i cittadini a reagire, ribaltando la
situazione attuale per cui chi manifesta la propria
indignazione viene spesso accolto da commenti
infastiditi, accusato di inutile pessimismo, invitato a
rassegnarsi e pensare ad altro. È vero il contrario: «sa
indignarsi solo chi è capace di speranza»
(Seneca).
Lindignazione e la speranza devono contribuire a
superare luoghi comuni diffusi, rifiutando per esempio le
accuse di chi afferma che ledilizia produce lavoro,
mentre la tutela del paesaggio no: le contraddizioni
delleconomia del cemento e i danni da essa
provocati sono noti; bisogna dunque pensare a
uneconomia diversa, che rivaluti allevamento e
agricoltura di qualità, che recuperi gli edifici
abbandonati e che si concentri sulla messa in sicurezza
di un territorio afflitto da frane, sismicità,
inquinamento delle acque di falda e molti altri problemi.
Settis è convinto che la decisione di agire non
possa attendere eventuali salvatori politici che
probabilmente non arriveranno. I cittadini
devono invece fare ciò che possono in ambito locale,
difendendo il territorio, collaborando con associazioni,
denunciando gli abusi, creando comitati e, quando
necessario, anche adottando azioni legali, muovendosi poi
per far emergere il significato generale di questi atti
locali: il
paesaggio/territorio/ambiente non è qualcosa
di astratto, è invece il luogo in cui viviamo ogni
giorno, e la sua difesa non è un lusso, è una
necessità.
Lucio Lorenzi

(Salvatore Settis, Paesaggio Costituzione Cemento. La
battaglia per lambiente contro il degrado civile,
Giulio Einaudi Editore, Torino, 2010)
Il "bosco" di Villa
Verità

"In Valpolicella cresce un
nuovo bosco"
"Cosa si incontra quotidianamente attraversando la
Valpolicella? I sempre numerosi cantieri per nuovi
insediamenti urbani che spesso senza che ve ne sia un
reale bisogno vanno ad aumentare l'ormai incontenibile
consumo del nostro territorio.
In assoluta controtendenza con tutto ciò, c'è invece
chi ha pensato di ripristinare un panorama che purtroppo
va scomparendo. Arbizzano, noto in passato per aver
contribuito all'affermarsi del neologismo Negrarizzazione,
vede oggi davanti ad una delle sue più belle ville
venete, la cinquecentesca Villa Verità, la messa a
dimora di più di duemila piantine che
tra qualche anno andranno a ricomporre quello che fino
agli inizi del 1900 doveva essere il paesaggio del luogo.
Grazie infatti all'impegno della proprietà, dopo
(sembrerà strano) un lunghissimo iter burocratico, nei
giorni scorsi su circa due ettari davanti allo storico
edificio è terminato l'impianto di un qualcosa che oggi
in Valpolicella può senza dubbio essere definito
purtroppo quantomeno insolito.
C'è da augurarsi che a qualcuno venga in mente di
seguire l'esempio!"
Sandro Campagnola


organizza per
Giovedì 11 novembre, alle ore 20.45
presso la Tenuta Pule di San Pietro in Cariano
STO
CON TE
STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO
Incontro con
DOMENICO
FINIGUERRA
sindaco di Cassinetta di Lugagnano, in
provincia di Milano, che sta sperimentando il BLOCCO
ASSOLUTO al consumo di territorio del suo Comune.
Finiguerra è eletto una prima volta nel 2002. Nel 2007
viene riconfermato con 12 punti percentuali in più
rispetto al primo mandato. Governa il suo Territorio con
evidente soddisfazione di chi in quella terra ci vive.
E tra i promotori della campagna e del movimento
nazionale Stop al Consumo di Territorio che
ha preso avvio proprio da Cassinetta di Lugagnano.
Lo abbiamo invitato perché vogliamo farci raccontare
come si fa a convincere gli abitanti di un luogo che il
progresso e lo sviluppo di un territorio non sono
rappresentati solamente da Nuove case, Nuove strade,
Nuove gallerie, Nuove Grandi Opere.
Vi aspettiamo numerosi. E, se lo vorranno, aspettiamo
naturalmente anche i nostri Amministratori.
Presentazione del libro
sulla Negrarizzazione

Gabriele Fedrigo e Michelangelo Bellinetti
La «negrarizzazione» si ferma
con la vigilanza
SAN PIETRO IN CARIANO. Il volume sullo
sviluppo edilizio della Valpolicella:
un atto di accusa
La ricetta di Gabriele Fedrigo: contro la deturpazione
del paesaggio servono
una «rete di resistenza» e una nuova sensibilità dei
cittadini
L'Arena 27/06/2010
Coltivare il bello che è in ciascuno e opporre
resistenza. Per dirla con il
melodramma, e citando Turandot, l'imperativo è «Nessun
dorma». Sono le
modalità per salvare il salvabile a Negrar e in
Valpolicella secondo
Gabriele Fedrigo, autore del libro «Negrarizzazione.
Speculazione edilizia,
agonia delle colline e fuga della bellezza» (QuiEdit),
presentato in
un'affollata sala di Tenuta Pule, a San Pietro in
Cariano, durante una
serata promossa dall'osservatorio SalValpolicella.
È il primo tentativo di narrare, in modo completo ed
esaustivo, quanto è
accaduto in quest'angolo veronese nell'ultimo
cinquantennio. Secondo il
giornalista Michelangelo Bellinetti, che ha dialogato con
l'autore, è un
«libro di responsabilità», scritto per non dimenticare
il passato e per
evitare di ricascarci a causa di «ingordigia, non
conoscenza e corsa al
profitto», precludendo così il futuro.
Fedrigo, 43 anni, è un cultore della bellezza e uno
studioso di prim'ordine.
Nella sua opera ha inserito documentazione fotografica e
amministrativa
dettagliata, unendola a pensieri e parole di coraggiosi
uomini di cultura
che hanno lottato per difendere il paesaggio. Mica per
niente tra le prime
pagine di «Negrarizzazione» si legge: «In memoria di
Piero Gazzola, Giuseppe
Silvestri e Eugenio Turri», cioè il soprintendente di
Verona che salvò le
Torricelle dall'urbanizzazione selvaggia, il giornalista
che scrisse fiumi
d'inchiostro in difesa della sua terra e il geografo
impegnato nello studio
e valorizzazione di tanta parte del Veronese.
Ma a Negrar e in Valpolicella, ora che il peggio è
accaduto, come guardarsi
dal peggio che potrebbe arrivare? In pratica da ulteriori
colate di cemento,
case e strade? «La devastazione è troppa e non ho
soluzioni, ma credo in
un'azione di vigilanza», spiega l'autore, nato e vissuto
a Negrar e
testimone dello sviluppo edilizio e degli obbrobri
cresciuti come funghi
negli ultimi trent'anni. «So di quel che parlo»,
prosegue, «per difenderci
da questo virus dobbiamo assumerci tutti le nostre
responsabilità». Un
invito che è piaciuto ed è stato applaudito dalla
platea, composta da
rappresentanti di associazioni culturali, sociali e
ambientaliste, ma anche
da tanti cittadini che non vogliono più accettare le
decisioni degli
amministratori di turno e non vedono l'ora di far sentire
la loro voce di
disappunto.
Fedrigo ha indicato, tra gli scopi del libro, la
creazione di una «rete di
resistenza percettiva» che faccia leva su una nuova
sensibilità di chi abita
e vive la Valpolicella e sulla voglia di arginare l'onda
negrarizzante, «una
deturpazione paesaggistica che mi offende», dice
l'autore, «perché diventa
anche una deturpazione cerebrale».
SalValpolicella, che ha tenuto a battesimo l'evento, in
fondo è nata in
questo clima che si respira in modo trasversale nei
comuni del territorio,
come ricordato dal presidente dell'associazione,
Pieralvise Serego
Alighieri.
«La sfida è grande», ammette Fedrigo. Tra le cose che
si possono
ancora salvare cita Marezzane e, tra i progetti da
ostacolare, i nuovi campi
sportivi di Negrar sotto villa Bertoldi.
Non c'era luogo più azzeccato di Tenuta Pule, circondata
da vigneti e
stradine bianche quasi fosse una miracolata, per puntare
il dito sul
sostantivo «negrarizzazione» coniato dall'architetto
Arturo Sandrini sul
finire degli anni Novanta e divenuto sinonimo di
distruzione e scempio delle
colline. Un fenomeno di lungo corso a Negrar, che rischia
di allargarsi a
macchia d'olio anche in altri paesi della Valpolicella,
dove nuove
lottizzazioni o strade sono già sotto accusa da parte di
associazioni e
cittadini. Sperando che la storia, stavolta, non si
ripeta.
Camilla Madinelli
Venerdì 25 giugno alle ore 20.30
presso la Tenuta Pule
in Via Monga 9 a San Pietro in Cariano

ospita la presentazione del libro di
Gabriele
Fedrigo
NEGRARIZZAZIONE
Speculazione edilizia, agonia delle colline
e fuga della bellezza
Michelangelo Bellinetti ne parla con l'autore
"Una generale mancanza di amore e di
rispetto per il paesaggio da parte della classe politica
chiamata a gestire il territorio e una diffusa
disaffezione della cittadinanza negrarese alla bellezza
ricevuta dalle precedenti generazioni, hanno ridotto la
conca di Negrar a una propaggine brutalmente urbanizzata
e cementizzata della periferia di Verona."
L'intera Valpolicella ormai è da considerare
"negrarizzata", violentata negli ultimi trenta
anni, ancora tenuta sotto sequestro dalla speculazione
edilizia e da amministratori scarsamente dotati di
cultura e buon gusto.
Gabriele Fedrigo scoperchia il pentolone. Vi invitiamo a
scoprire chi ci è finito dentro.
Informazioni: SalValpolicella Via Monga 9 - 37029 San
Pietro in Cariano salvalpolicella@gmail.com
Parco della Valpolicella
e del Garda Veneto
VENEZIA - Lo hanno fatto per difendere i
vigneti e gli uliveti del veronese. Per salvare il verde
dalla cementificazione massiccia e dalle speculazioni
edilizie che preludono al rischio di pesanti
infiltrazioni di capitali mafiosi. E ieri hanno anche
annunciato di aver finalmente superato quota cinquemila:
il numero di firme già depositate in regione e
necessarie per mandare avanti la proposta di legge per
listituzione dei parchi naturali della Valpolicella
e del Garda. Per evitare che il paradiso naturalistico
del veronese già provato dallinarrestabile
processo di urbanizzazione diventi una sorta di inferno.
Daltra parte non poteva che essere un erede di
Dante, il coordinatore della reta ambientalista della
Valpolicella Pieralvise Serego Alighieri, a parlare del
purgatorio in cui hanno vissuto le associazioni che
si sono dovute in prima persona sostituire
allinerzia della regione presentando un progetto di
legge e raccogliendo le firme. Il passo successivo
dunque dovrebbe essere listituzione da parte di
Palazzo Balbi di due enti-parco che, in collaborazione
con le associazioni ambientaliste della zona che si sono
battute per la loro realizzazione, redigeranno un nuovo
piano ambientale che andrà a sostituire gli attuali
strumenti urbanistici. Ma lesperienza
dellassocianismo veronese (totalmente apolitico e
apartitico sottolineano gli organizzatori) un obiettivo
lha già raggiunto: in Lombardia e in Toscana
infatti sono nate due reti di associazioni che vogliono
imitare gli ambientalisti scaligeri. A fianco della
porzione veneta del parco del Garda dovrebbe nascere
anche una porzione lombarda che avrà a Sirmione il suo
punto dincontro.
In questo modo sarà possibile anche ripristinare la aree
più compromesse in entrambi i versanti del lago
dice Anna Codognola, coordinatrice della rete gardiana
perché il patrimonio naturale veneto è
importante e non deve essere svilito come è stato fatto
finora. A Grosseto invece è una rete di associazioni
legate ad Alberto Asor Rosa che vuole aumentare le
dimensioni del Parco della Maremma avvalendosi della
collaborazione di Gianpaolo Bastia che ha già redatto la
proposta di legge per i parchi veronesi.
Anche nel nostro caso spiegano i comitati toscani
si tratta di unazione apartitica, perché
purtroppo sulle grandi opere cè evidentemente un
accordo di massima tra tutte le forze politiche. Per il
parco del Garda e del Valpolicella sono stati pochi i
sindaci che hanno voluto sottoscrivere la petizione. La
maggioranza ha addotto lannoso problema degli oneri
di costruzione, una delle poche fonti di sostegno
economico dopo la scure del patto di stabilità, mentre
altri vedono nel progetto un attacco diretto alla
libertà dei comuni di decidere le pianificazioni
edilizie.
Nel caso in cui fosse approvato il disegno di legge
presentato dalle associazioni, infatti, gli enti-parco
presiederanno alla gestione del territorio di tutti i
comuni della Valpolicella e della regione del Garda
sottraendo di fatto ai Municipi il potere di edificare.
La delega regionale dei piani regolatori ai singoli
comuni si è dimostrata fallimentare perché ha premiato
interessi localistici conclude Bastia-. Non si può
procedere allinfinito consumando il territorio. Di
villettopoli ce ne sono già abbastanza. Il progetto di
legge inoltre non prevede costi esorbitanti per il
mantenimento degli enti-parco: la sicurezza e il rispetto
delle leggi sarebbero garantite dagli attuali organi di
polizia (polizia provinciale, vigili e guardie forestali)
e parte degli organismi di controllo degli enti-parco
verrebbero delegati proprio alle associazioni di
ambientalisti.
Alessio Antonini
Corriere della Sera del 18 ottobre 2009
Abbiamo il piacere di invitarvi alla
CONFERENZA
STAMPA
indetta per le ore 13,30 di sabato 17 ottobre
presso il Forte Marghera di Mestre
(via Forte Marghera 30), nellambito del workshop
Il Veneto che vorrei.
Nella conferenza stampa i sottoscritti Presidenti dei
Comitati organizzatori daranno notizia dellavvenuto
deposito presso lUfficio Legislativo della Regione
delle circa 6.000 sottoscrizioni di cittadini veneti per
le due Proposte di Legge popolari per la
costituzione dei
Parchi regionali
del Garda veneto
e della Valpolicella
. Verrà quindi illustrato il prossimo
percorso per lapprovazione dei Progetti di Legge,
specie per il confronto politico-istituzionale che dovrà
accompagnarlo.
Alla conferenza stampa parteciperà il Professor Alberto
Asor Rosa (Presidente Rete dei comitati toscani
per la difesa del territorio), che darà notizia del
prossimo avvio di una iniziativa analoga nella Regione
Toscana.
Per ogni chiarimento potete telefonare ai n. 3392324054 -
3282879113
Vogliate gradire i nostri migliori saluti.
Verona, 15 ottobre 2009
Pieralvise di Serego Alighieri
(Presidente Salvalpolicella) |
|
Anna Codognola
(Presidente Salviamo Garda) |
Quasi
300 firme in poco meno di tre ore l'altra sera a Bure!
Ringraziamo il Parroco Don Francesco per l'appoggio e la
disponibilità, i sigg. Bussola per l'aiuto e il
consigliere
Battistella per le autentiche.
Abbiamo
superato le 5.000 firme
necessarie alla
presentazione
dei 2 progetti di legge d'iniziativa popolare per
l'istituzione
dei parchi regionali della Valpolicella e del Garda
Veneto!
Inizia ora l'impegnativo iter di richiesta ai Comuni dei
certificati elettorali di ognuno dei firmatari.
Chi si volesse
rendere disponibile a dare una mano dia un
segnale via mail.
salvalpolicella@gmail.com
Grazie,
Pieralvise Serego Alighieri
SalValpolicella
www.salvalpolicella.it
Mion
: l'ultimo boccone avvelenato
A tre
giorni dalle elezioni compare (miracolo) la comunicazione
di Mion che la Regione ha approvato i campi sportivi e
relativi 13.000 metri quadri di costruzioni davanti a
Villa Bertoldi. Il tono è quello della sfida nei
confronti di quelli che si sono opposti, ovviamente. A me
personalmente (Sandro Campagnola) è apparsa subito una
bufala, di quelle che solo i politici sanno inventare e
propinare ad hoc.
Il PTRC
Regionale così recita.
TITOLO VII
CRESCITA SOCIALE E CULTURALE
Art. 60 Sistemi culturali-territoriali
C) Ville Venete
La Regione d'intesa con l'Ente Regionale Ville Venete,
appoggia la costituzione di un sistema culturale diffuso
rappresentato dalla rete delle dimore storiche del veneto
e favorisce l'elaborazione di strategie
finalizzate alla tutela delle stesse, alla salvaguardia
dei contesti paesaggistici storicamente connessi,
alla promozione della loro conoscenza, al miglioramento
della fruizione, allo sviluppo dell'offerta
culturale-turistica, alla ricerca e all'incremento delle
ricadute sullo sviluppo territoriale del contesto.
Il
Presidente di SalValpolicella Pieralvise Serego Alighieri
così commenta.
Un altro esempio di come sia considerato
oggi in Veneto il patrimonio paesaggistico, storico e
achitettonico.
Ci ritroveremo probabilmente con un'altra situazione tipo
quella del polo scolastico di San Pietro (vedi www.teladoiolavalpolicella.it
).
E' veramente quantomeno curioso leggere le dichiarazioni
del sindaco uscente che ci rassicura sulla "mancanza
di impatto" della realizzazione degli impianti
sportivi di fronte a villa Bertoldi (non dimentichiamo
che oltre ai campi sportivi sono previsti 13.000 mq. di
insediamenti a fini residenziali e abitativi. Vedi
L'Arena del 23 ottobre 2008). Ed è quantomeno
curioso pure che la Regione abbia approvato una simile
iniziativa.
A questo punto non resta che sperare in un futuro Sindaco
coraggioso che abbia il fegato di stracciare il progetto
e dare finalmente un importante segnale di inversione di
rotta per quel che concerne la gestione del territorio.
Per tutta la comunità di Negrar sarebbe forse l'ultima
occasione di modificare in positivo l'immagine
generalizzata del paese, ben rappresentata dal termine
"Negrarizzazione" .
Ci auguriamo che i candidati Sindaci di quel comune
riflettano e agiscano di conseguenza.
Al
ballottaggio la sentenza.
Egregio
candidato Sindaco,
l'Associazione ONLUS SalValpolicella
intende organizzare un incontro con tutti i candidati
sindaci della Valpolicella per conoscere la loro opinione
in merito alla proposta di legge di iniziativa popolare
per l'istituzione del Parco Regionale della Valpolicella:
Parco
Regionale della Valpolicella.
Cosa ne pensano i candidati sindaci?
giovedì
28 maggio ore 20.30. Cantina della Tenuta Pule, Via
Monga, San Pietro in Cariano.
Considerata l'importanza dell'argomento ci auguriamo
averla presente e in attesa di cortese riscontro porgiamo
i più
cordiali saluti,
Pieralvise Serego Alighieri
SalValpolicella
www.salvalpolicella.it
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NORME PER LISTITUZIONE
DEL PARCO REGIONALE DELLA VALPOLICELLA
(vedi
intero documento)
Parco
della Valpolicella: adesso le firme !
COMUNICATO STAMPA
Oggi 16 marzo sono stati depositati presso lUfficio
legislativo della Regione Veneto i due Progetti di Legge
di iniziativa popolare per la costituzione di due nuovi
parchi regionali: il parco della Valpolicella;
il parco del Garda veneto e delle colline moreniche. Le
iniziative sono state avviate in coordinamento fra le due
Associazioni che da tempo si battono per la salvaguardia
dei due territori, o meglio di ciò che ne resta dopo
decenni di cementificazione ed imbruttimento: Salvalpolicella,
presieduta da Pieralvise di Serego Alighieri, ed il
Comitato Baldo-Garda, raggruppante oltre 40
associazioni e comitati dellarea gardesana, che ha
incaricato Anna Codognola (di Salviamo Garda)
di gestire liniziativa. Il Gruppo di lavoro tecnico
che ha redatto i testi è stato coordinato da Gian Paolo
Bastia, presidente dellassociazione
Assolago& rdquo;. I due Progetti di Legge hanno
lobiettivo primario di porre un freno
allinarrestabile consumo di questi due territori,
sempre più simili ad una periferia urbana congestionata
(in particolare la Valpolicella), o ad una villettopoli
di seconde case (lago di Garda).
Lunico strumento che possa avere
qualche probabilità di bloccare questo processo consiste
nella creazione di un organismo forte ed
autonomo dagli interessi localistici, quale appunto un Parco
regionale, dotato di adeguati poteri di
pianificazione territoriale e di intervento, ai cui
indirizzi dovranno adeguarsi automaticamente i piani
urbanistici vigenti e futuri degli Enti locali
dellarea.
Negli organi di governo del Parco saranno
rappresentate le associazioni impegnate per la
salvaguardia e la valorizzazione del territorio, la
regione e la provincia di Verona, a fianco dei Comuni
coinvolti. Particolare rilievo è dato in que sti
Progetti di Legge ai programmi di recupero dei contesti
particolarmente degradati ed imbruttiti, anche mediante
progetti di rinaturalizzazione e ricostruzione che
lEnte Parco dovrà attuare.
Il 28 marzo partirà la campagna
di raccolta delle 5.000 sottoscrizioni popolari necessarie
per la presentazione definitiva dei Progetti di legge al
Consiglio regionale del Veneto, che a norma di Statuto
sarà tenuto a prenderli in esame ed a sottoporli a
votazione, senza possibilità di accantonarli. Tutti i
cittadini del Veneto, sia a titolo individuale che
tramite le associazioni ambientaliste e culturali, sono
chiamati a dare il loro appoggio alliniziativa, in
primo luogo sottoscrivendo i moduli che saranno a
disposizione nei punti di raccolta di prossima
attivazione.
Chi volesse offrire la propria
collaborazione diretta o avere ulteriori informazioni
può inviare un email a: salvalpolicella@gmail.com
Per Salvalpolicella (Pieralvise di
Serego Alighieri)
Per Salviamo Garda (Anna Codognola)
seguiranno indicazioni più precise sulle
modalità di raccolta delle firme
Riflessioni
Il presidente Pieralvise Serego
Alighieri e Sandro Campagnola
hanno scritto e riconfermato i loro pareri sulla
Valpolicella. Sono coscienti di avere idee lontane anni
luce dai "divoratori" della Valpolicella.
Eppure insistono; convinti più che mai nella forza delle
loro idee.
E' così difficile il
pensare al bene del posto in cui si vive? In Valpolicella pare proprio di sì:
in una terra dove per duemila anni nel
paesaggio assai poco è cambiato, gli ultimi
cinquant'anni hanno portato alla situazione che oggi è
davanti agli occhi di tutti: uno
sconsiderato assedio a quel che ancora sopravvive
dell'autentica Valpolicella.
L'incruenta rivoluzione sociale avvenuta dopo l'ultima
guerra ne ha mutato irrimediabilmente l'aspetto
e se, considerando la forte spinta data dall'abbandono
dell'agricoltura in favore di una nuovo e
veloce vento di artigian-industrializzazione, poteva
forse essere in qualche modo giustificabile l'agire
in tal senso negli anni sessanta, non si può
giustificare oggi il continuare su quella
rotta . Oggi quando tutto si riferisce all'apparire
e "l'immagine" ha assurto un ruolo
preponderante, oggi quando non dovrebbe esservi più
quella rancorosa voglia di rivalsa verso il
passato, oggi quando tutti noi dovremmo invece guardarci
indietro per...veder meglio avanti, si insiste
colpevolmente in quella errata direzione, sotto
la bandiera di un falso sviluppo che copre spesso miseri
e "brevimiranti" interessi di
bottega.
Eppure sembrerebbe
ovvio aver a cuore il posto in cui si vive, sembrebbe
ovvio far in modo di salvaguardarlo,
di valorizzarlo, di promuoverlo, di migliorarlo,
soprattutto se il posto in cui si vive è ancora,
nonostante tutto, uno dei più belli del nostro
Paese. Lo sviluppo ed il progresso non
devono dissipare, ma valorizzare risorse naturali,
storiche, artistiche, sociali e produttive, nel vero
interesse dell'intera comunità della Valpolicella. Vale davvero la pena impegnarsi per
tutto ciò.
Pieralvise Serego Alighieri
www.salvalpolicella.it
salvalpolicella@gmail.com
Cito nuovamente un breve dialogo
dal film I cento passi: Non ci vuole niente a
distruggere la bellezza. Bisognerebbe ricordare alla
gente che cosè la bellezza, aiutarla a
riconoscerla, a difenderla ....
Sulla strada nuova che porta a Molina si sfiora un gruppo
di case abbandonate. E Manune. Le case sono
vecchie, alcune malandate. La tipologia delle costruzioni
però è chiarissima. Case di pietra, case costruite col
materiale reperito lì dove sono sorte; piccoli cortili
anchessi in pietra, confini delimitati con lastre
conficcate nel terreno. Cè qualche proprietario
che ha iniziato a rimettere a posto la sua casa. Primo
intervento: scivolo in cemento largo tre metri che porta
direttamente al... (secondo intervento) garage, la cui
apertura occupa un terzo dellintera facciata. Il
tutto (terzo intervento) dipinto di un bel rosa carico.
Se uno non ha idea del valore di un antico borgo e
ragiona con i parametri dellimpresucola edile di
turno, è evidente cosa ne esce. La questione è molto
semplice. Se hai gusto, capisci. Se non ce
lhai, non capisci. La sensibilità, il capire che
cosa vale un manufatto di trecento anni, un capitello, un
confine di pietra, una quercia pluricentenaria, il
profilo di una collina, difficilmente la si può
insegnare. Qui non parliamo di ville palladiane, di pievi
millenarie o di chiostri che hanno una valenza artistica
indiscussa. Si parla di tracce di storia, di opere
concepite e realizzate dai nostri progenitori, si tratta
di leggere il territorio e immaginare come poteva essere;
di ricostruire una parte di noi stessi, in fondo.
Se in Toscana, Umbria, Alto Adige riescono a fare delle
ristrutturazioni che lasciano intatta latmosfera di
antichi borghi, perché tutto ciò non è possibile
realizzarlo anche in Valpolicella? Perché qui si
intonacano pareti in sasso, si dipingono le case di
giallo, verde, rosso, si sbrecciano muri per ricavarne un
garage? Eppure ci sarebbe solo da copiare. Non cè
niente da inventare. Qui invece si dà peso alla gronda
sporgente ottanta centimetri, ai canali di rame, ai muri
che ovviamente non sono più a secco, ma sostituiti da
pannelli di simil-marogna che sono uningiuria alle
capacità costruttive dei nostri nonni. Perfettamente
allineati in una civiltà dellapparire, del far
credere, del vorrei ma non posso.
E una questione di cultura? E di sicuro una
questione di cultura, di sensibilità, di umiltà
nellosservare quelli che il territorio lo sanno
conservare meglio di noi. A tanti è capitato di
raggiungere a piedi un maso disperso in un bosco del
Trentino o del Tirolo. Due fiori sulle finestre, la legna
ordinata sotto la gronda, lorto ben curato, due
pannocchie sulla porta. Piccoli particolari che denotano
gusto, il piacere di adornare la propria casa, la
soddisfazione nel ricevere i complimenti di chi passa.
Essere finiti in mano alla Pirelli Re, agli speculatori,
agli impresari senza gusto e senza scrupoli, significa
una sola cosa: ai più va bene costruire Montericco e i
piccoli agglomerati che lo emulano a San Floriano, a
Bure, a Gargagnago, a Castelrotto. Agli amministratori va
bene così. Alle commissioni edilizie va bene così (e
come potrebbe essere diversamente, visto da chi sono
composte). Agli investitori (società Fiduciarie che
mascherano la vera proprietà) va bene così. E al
valpolicellese pigro, poco attento e poco propenso a
imparare, come va? Va bene così.
Continuerò a difendere il mio punto di vista nonostante
sappia di appartenere ad una minoranza. Credo che a noi
della Valpolicella serva più umiltà, una migliore
conoscenza della nostra storia, un maggior orgoglio nel
difendere questo tesoro che è il nostro territorio.
E una questione di amore. Solo chi lo conosce sa di
cosa parlo.
Sandro Campagnola
www.teladoiolavalpolicella.it
sandro.campagnola@gmail.com
Valpolicella e
cemento,
Bondi chiede una relazione
Serego Alighieri: è un segnale di
speranza

Corriere
della Sera, 2 luglio 2008
Lo
scopo del ministro è quello di utilizzare la relazione
per valutare future azioni da intraprendere a
salvaguardia del territorio.
VERONA - Il processo di salvaguardia della Valpolicella
fa un passo avanti. Forse definitivo. Almeno così spera
Pieralvise Serego Alighieri, il presidente di
SalValpolicella, l'associazione che dal 2006 è impegnata
nella tutela del suo territorio, viste le positive
notizie che giungono dal ministero della Cultura di Roma.
Secondo una nota diffusa dallo stesso dicastero, infatti,
il ministro Sandro Bondi ha chiesto al sovrintendente
regionale per i beni culturali e paesaggistici, Ugo
Soragni, una relazione dettagliata per approfondire il
tema del crescente livello di inurbamento della
Valpolicella.
Lo scopo del ministro è quello di utilizzare la
relazione per valutare future azioni da intraprendere a
salvaguardia del territorio della Valpolicella e del suo
patrimonio paesaggistico in collaborazione con la Regione
e gli altri Enti locali.
Per chi da anni si batte per un territorio bello e
fragile come quello della Valpolicella, un sospiro di
sollievo e anche la convinzione che l'ultima trasferta
fiorentina, avvenuta solo sabato, ha portato ad un
impegno formale da parte del Governo.
"Siamo di fronte indubbiamente ad un segno positivo
- commenta il presidente Serego Alighieri - un segnale di
speranza dopo che il precedente ministro, pur contattato,
non ci aveva dato risposte in merito. Adesso si fa più
concreta la possibilità di costituire un piano per la
salvaguardia della Valpolicella". E il piano, per
chi fa parte di SalValpolicella, si declina in un solo
modo: parco regionale. L'unico modo che c'è per definire
un modello di sviluppo complessivo e uniforme, perché
sovracomunale e non legato alle singole amministrazioni
locali."Il parco regionale - spiega Serego Alighieri
- è lo strumento che permetterà di uscire dal circolo
vizioso dei tanti campanili. Grazie al Parco la
Valpolicella verrà considerata un territorio unico e non
una somma di tante piccole amministrazioni
indipendenti". In questo modo si potrà utilizzare
una visione di sviluppo e salvaguardia super partes
capace di valutare nel suo complesso i bisogni di un'area
unitaria".
Ma prima di arrivare alla realizzazione del parco c'è la
necessità di redigere la relazione che il ministero ha
affidato alla Sovrintendenza regionale. Bondi, anche dai
dati presenti nel testo. deciderà quale sarà la
soluzione più adatta da intraprendere. "Abbiamo
fiducia nelle capacità della Sovrintendenza, ma come
sempre rimaniamo propositivi". E soprattutto vigili
nei confronti di un territorio che è già stato in parte
danneggiato e che per questo va tutelato da ulteriori
attacchi e sfregi. Il nodo da sciogliere è sempre lo
stesso: quale tipo di sviluppo dare alla Valpolicella.
"Il modello fin qui proposto - ribadisce Serego
Alighieri - quello che prevede nuovi insediamenti
abitativi, nuove strade e nuove aree produttive,
chiaramente non è più valido. Il mondo è cambiato e lo
sviluppo oggi si può coniugare solo con la parola
rispetto. In più la Valpolicella ha la fortuna di aver
legato il proprio nome ad un prodotto come il vino che di
per sé è una ricchezza. Sarebbe un delitto perdere
tutto questo in nome di un'idea di sviluppo miope,
determinata da interessi localistici e con il respiro
evidentemente corto". Non resta perciò che guardare
al nuovo impegno della politica verso la Valpolicella,
"tenendo presente - conclude Serego Alighieri - che
già in passato sono stati fatti degli errori e che parte
di questo territorio è andata perduta
Samuele
Nottegar
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