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Sabato 5
maggio 2007 Questa
mattina, nella sede del Corriere del Veneto di Padova, è
nata una struttura che vuole diventare il riferimento di
tutte le Associazioni ambientaliste della Regione. Vi
possiamo al momento solo anticipare il nome : PAESAGGI
VENETI SOS. Al più presto vi forniremo notizie più
dettagliate sull'attività della stessa. Il Corriere del
Veneto di domani Domenica 6 maggio riporterà notizie
sullo spirito dell'iniziativa e di coloro che hanno
accettato di diventarne i Padri Fondatori.
Dedicato ad
ANDREA ZANZOTTO
Autore:
Jori, Francesco
Data di pubblicazione: 10.04.2007 12:44
Andrea Zanzotto prosegue la sua buona battaglia per la
difesa di ciò che resta. Si scoprirà che il Veneto è
peggio della Toscana? Da la Repubblica del 10 aprile 2007
«Con zerte teste che ghe nè in giro
». A
dispetto dellamara sottolineatura con cui accoglie
lospite, a 85 anni di inossidabile età, Andrea
Zanzotto, uno dei massimi poeti viventi, non è affatto
disponibile ad arruolare pure la sua nello stuolo di
teste che, in giro per il Bel Paese, sacrificano il
paesaggio allo sviluppo. Perciò si è messo di traverso,
deciso a salvare lultimo angolo verde della sua
Pieve di Soligo, dove è nato e dove ha sempre voluto
vivere.
Facendone un luogo-simbolo del Veneto stravolto da
unedilizia onnivora, così come sta combattendo in
Toscana Alberto Asor Rosa a difesa di Monticchiello. «Mi
spiacerebbe vedere il poeta trasformarsi o trasformato in
un personaggio di Cervantes», tenta di ironizzare Glauco
Zuan, segretario della sezione comunale della Lega; e
viene da pensare quanto poco «zerte teste» capiscano di
don Chisciotte, e meno ancora dei poeti.
Non sanno, «zerte teste», che il legame di Zanzotto con
la terra è profondo e da sempre («se penso che il mio
primo libro di versi, nel 1951, lho intitolato
Dietro il paesaggio
»). E che dunque, oggi come
mezzo secolo fa, non riesce ad accettare lidea di
voler costruire un palazzetto dello sport
sullultimo fazzoletto di verde riuscito fin qui a
resistere al cemento: «Io non ho niente contro lo sport,
anche se non mi emoziona più come una volta, adesso che
ha perso la sua innocenza; guardi cosa si fa in nome del
"dio balòn"
Quello che contesto è che
sia stato scelto lultimo pezzetto di verde ben
visibile, lungo una strada che si chiama via Mira proprio
per lo spettacolo che si vede dallalto». E invita
a salire, per rendersi conto, sulla collina di San Gallo
che domina il quartiere del Piave: «Da lì si vede netta
la macchia lebbrosa che si sta dilatando nella pianura».
Non è uninfezione locale: quella lebbra sta
corrodendo nellintera regione i paesaggi
immortalati nelle quinte pittoriche di Giorgione, di
Tintoretto, di Tiziano. «La marcia di autodistruzione
del nostro favoloso mondo veneto ricco di arte e di
memorie è arrivata ad alterare la consistenza stessa
della terra che ci sta sotto i piedi», denuncia
Zanzotto. E descrive lo spessore di questo legame che ha
retto per secoli prima di venire eroso dalla logica
illogica dello sviluppo a tutti i costi: «In noi
cera una riconoscenza diretta per la terra
salvatrice, che non serviva solo a darci sostentamento ma
aveva in sé anche i connotati di un rifugio; la
sentivamo davvero come "mater tellus", verso di
lei avevamo un attaccamento furibondo». Un rapporto
quasi inscritto nel Dna della persona: «Ho sempre avuto
una forte sensibilità per la natura; fin da bambino, se
scappavo di casa dopo aver combinato qualche marachella,
andavo a rifugiarmi in un boschetto». A non molta
distanza da qui nello spazio, molto più distante nel
tempo, monsignor Giovanni Della Casa aveva scelto proprio
un bosco per scrivere il suo Galateo.
Era un sentimento condiviso: «Quel paesaggio della mia
infanzia era ben coltivato, i contadini ci lavoravano
lasciando intatto il fiorire della terra. Poi, un
po alla volta, si è cominciato a sfruttarla il
più possibile, e dagli anni Ottanta stiamo assistendo a
un autentico degrado di fronte al quale non possiamo non
indignarci: bisogna fermare lo scempio che vede ogni area
verde rimasta come area da edificare. Una volta
esistevano i campi di sterminio, oggi siamo allo
sterminio dei campi».
Nessuna crociata di retroguardia per nostalgia di un
piccolo mondo antico, assicura Zanzotto: «Il cambiamento
è un moto necessario, ma bisogna vedere con che
velocità, come e quando si muove». E invita a imparare
dalla natura quale sia lautentico modello di
sviluppo: «Guardate le piante, ciascuna di esse ha il
suo criterio per crescere, e a un certo punto si ferma.
Oggi invece prevale una formula che sottintende che tutto
ciò che accade dovrebbe comunque accadere. Ma così si
va contro anche a quel senso estetico del costruire che
era connaturato al Veneto di una volta, e che aveva
creato le condizioni ideali per i grandi capolavori
artistici di questa terra».
Il suo è un appello forte: «Salviamo un prato in ogni
paese». E ha cominciato lui per primo, a difesa del
verde residuo di Pieve di Soligo («il Palasport lo
facciano, ma da unaltra parte»): con una passione
così forte che lo stesso governatore del Veneto
Giancarlo Galan si è schierato dalla sua parte. Basterà
per far cambiare scelta al Comune? «Pararìa», risponde
Zanzotto nella dolcezza del dialetto. Sembrerebbe
Il condizionale è di rigore, stando a quanto sostiene il
sindaco Giustino Moro, a capo di una civica di
centrodestra: «Quellarea è destinata a opere di
interesse pubblico per il gioco e lo sport fin dal 1988.
Certo, noi non pretendiamo di avere la verità in tasca:
mi sono già impegnato pubblicamente perché il Palasport
sia di maggior qualità nellespressione
architettonica e nel rapporto con il contesto
ambientale». Ma è il posto a essere sbagliato,
ribadisce Zanzotto; e a questo punto il pallino torna
alla Regione: se vuole tradurre in pratica le parole del
suo presidente, deve chiedere la revoca della variante
urbanistica che ha sdoganato il progetto.
«Io continuo la mia battaglia per salvare quel piccolo
pezzo di terreno, oltretutto di golena antica», assicura
Zanzotto; e parla del fiume che ha dato il nome al suo
paese, il Soligo, «che qui gira, serpeggia, più in giù
scava veri e propri canyon». Lo fa con la stessa intatta
passione, con lidentica fresca melodia che animava
i suoi versi di un tempo: «Io ti distinguo, cuna delle
mie genti», scriveva nel 1960 dei Colli Euganei, «i
colli in cui si tacquero / le torbide età prime».
«Cuna», la culla. «Bisogna capire che salvare il
paesaggio della propria terra è salvarne lanima e
quella di chi labita», conclude.
Sulla via del ritorno, scendendo verso la Manhattan di
capannoni del quartiere del Piave, capita di passare per
una sorta di Scilla e Cariddi della modernità. Sulla
sinistra un cartello avverte «vendesi terreno
edificabile a uso industriale». Sulla destra, un altro
segnala «Grande Guerra-lultima battaglia»,
suggerendo una visita allantica linea del fronte
tra il Piave e il Grappa. E viene da chiedersi chi abbia
fatto più guasti al paesaggio, se i cannoni di ieri o i
capannoni di oggi.
Per fortuna, lì vicino, una voce indomita si ostina a
non cedere alla rassegnazione. E a chiedere di aiutarla a
far sì che la poesia non abbia cantato invano.
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Premio Gianfranco Policante edizione
2007
Centro di Documentazione per la
Storia della Valpolicella
Il Centro di Documentazione per la
Storia della Valpolicella
con la Banca Marano - Credito Cooperativo della
Valpolicella
BANDISCE
il PREMIO GIANFRANCO POLICANTE
edizione 2007
su tesi di laurea discusse nell'anno accademico
2005/2006 aventi per oggetto aspetti storici e religiosi,
economici e agricoli, culturali e artistici, urbanistici
e architettonici, istituzionali e giuridici, di costume e
di vita civile della Valpolicella, dalla Preistoria
all'Età Contemporanea.
Una commissione eletta ogni anno dall'Assemblea del
Centro sarà chiamata ad esaminare i lavori pervenuti e a
proclamare l'opera vincitrice.
Il premio è in denaro e ammonta a 1000,00
(mille euro), divisibili in caso di ex equo.
I lavori dattiloscritti vanno fatti pervenire in
duplice copia al recapito del Centro di Documentazione
(Via Vaio 17 - 37022 Fumane VR tel. 045 7701868)
entro il 30 Agosto 2007
il presidente Pierpaolo Brugnoli
il segretario Massimo Donisi

sede
presso:
Tenuta Pule
Via Monga, 9
37029 San Pietro in Cariano
(Verona)
salvalpolicella@gmail.com
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