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La Repubblica, lunedì 16 luglio 2007
Giovanni Valentini
 


Dal paradiso delle Cinque Terre, il parco nazionale che si affaccia sull’area protetta della Liguria, all’incantevole costiera amalfitana; dal comprensorio toscano della Val d’Orcia a quello veneto della Valpolicella; dalle meraviglie del Salento ai tesori siciliani e sardi, il paesaggio italiano è un patrimonio inestimabile che appartiene a tutti noi e all’intera umanità.
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Per fermare il degrado del territorio, la senatrice dei Verdi Loredana De Petris ha presentato recentemente un disegno di legge per la tutela e valorizzazione del paesaggio rurale, con l’adesione e il sostegno di Confagricoltura guidata dal presidente Federico Vecchioni. Una “santa alleanza” a cui non potranno non partecipare compatte anche le associazioni ambientaliste.
Appena qualche mese fa era stato lo stesso ministro dei Beni e delle attività culturali, Francesco Rutelli, a denunciare “lo sfregio silenzioso del paesaggio italiano” dopo il caso eclatante di Montichiello, denunciato dallo scrittore e critico letterario Alberto Asor Rosa su Repubblica, e poi della Valpolicella. Proprio dal Veneto gli ha fatto eco il poeta Andrea Zanzotto, riferendosi agli scempi in atto nella sua regione: “Una volta esistevano i campi di sterminio, oggi siamo allo sterminio dei campi”. E nelle settimane scorse, con un appello pubblicato sulle nostre pagine, firmato via Internet da ottantamila persone e ripreso dai giornali di tutto il mondo, è stato lo scrittore siciliano Andrea Camilleri a lanciare un altolà contro le trivellazioni petrolifere in Val di Noto.
Mai come in questo caso, dunque, ambiente, agricoltura e cultura hanno fatto fronte comune contro l’avanzata del cemento, la distruzione della campagna e la rovina del territorio. Non si tratta infatti, solo di una battaglia estetica o ecologista. Insieme al paesaggio sono in gioco anche beni artistici, interessi economici, produzione alimentare e industria del turismo. Un mix che rappresenta una ricchezza fondamentale per l’Italia, povera com’è di materie prime e di risorse energetiche. In questo senso, è in gioco la stessa identità nazionale. la storia del nostro Paese, la sua tradizione e la sua immagine all’estero: valga per tutti l’esempio del Parco delle Cinque Terre, dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, che con i suoi settemila chilometri di muretti a
secco costruiti nei secoli lungo i terrazzamenti, s’è gemellato l’anno scorso con la Muraglia cinese.
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Ma la valorizzazione del paesaggio rurale può essere anche il volano di un nuovo sviluppo economico e territoriale. La diffusione dell’agri-turismo, lo sviluppo della produzione agricola e dell’artigianato alimentare, sono processi già in atto che vanno ulteriormente sostenuti e ampliati. Scrive la senatrice De Petris nella sua relazione: “L’offerta integrata di risorse del territorio, che si incentra sulla conservazione attiva e non sul consumo irreversibile, rappresenta oggi l’unica alternativa effettivamente praticabile in molte realtà del nostro Paese, altrimenti destinate al degrado urbanistico o all’abbandono”.
Nei nove articoli del disegno di legge, sono previste alcune modifiche al cosiddetto “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, per inserire tra le aree protette una nuova categoria sottoposta “ope legis” a tutela: il territorio che supporta l’agricoltura tipica e di qualità, con tutta la gamma dei prodotti a denominazione d’origine, in particolare i comprensori che ospitano i vitigni e le coltivazioni biologiche. L’obiettivo è quello di tutelare meglio i 159 riconoscimenti comunitari già assegnati a DOP (denominazione d’origine protetta), i 477 vini nazionali di qualità e circa un milione di ettari riservati appunto a produzioni biologiche certificate.
In nome del “capitalismo naturale”, anche in questo campo insomma la difesa dell’ambiente può essere un business e una fonte di ricchezza, come in quello delle energie alternative. Al contrario, la distruzione del territorio serve solo ad alimentare la speculazione edilizia, l’inquinamento e spesso il malaffare. Il Belpaese non può sopportarla un ettaro di più.
 


 


Sabato 21 Aprile sia il Corriere che L'Arena hanno pubblicato le dichiarazioni del ministro Alfonso Pecoraro Scanio relative a cave e inquinamento in Veneto.

http://www.teladoiolavalpolicella.it/pecoraro.htm

Provate a dare un'occhiata.


 


 

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